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I fratelli Alessandro e Benedetto Marcello

di Laura Savani

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Cenni biografici ed opere  

I fratelli Marcello provenivano da un'illustre famiglia veneziana di antichissima nobiltà, le cui origini sono fatte risalire all'omonima famiglia gentilizia romana.

alessandro marcelloAlessandro Marcello, poeta e musicista, nacque a Venezia nel 1684. Ingegno eclettico, aperto alle arti e alle scienze, fece della sua casa un cenacolo artistico.

La sua produzione musicale, purtroppo in gran parte perduta e spesso pubblicata con il titolo arcadico di Eterio Stinfalico comprende Concerti a cinque (1716) e dodici sonate per violino e basso continuo, dodici cantate per soprano o contralto e basso continuo, e sei concerti per oboe, violino (o flauto), e archi, raccolti sotto il titolo la Cetra (1738). Morì a Venezia nel 1750.

Benedetto Marcello, avvocato, poeta, compositore e teorico italiano, nacque a Venezia nel 1686 e fu allievo di Gasparini e Lotti.

Laureatosi in diritto, fece parte a Venezia del consiglio dei Quaranta, fu provveditore della Repubblica Veneta a Pola nel 1730 e camerlengo della camera dogale a Brescia nel 1738.

benedetto marcelloDivenne celebre per l' Estro poetico-armonico e per la Parafrasi sopra li salmi, da una a quattro voci e basso continuo, in parte con strumenti, su testo italiano del nobile veneziano Girolamo Ascanio Giustiniani.

Fu inoltre autore di concerti a cinque strumenti, con violino solo e violoncello obbligato, di sonate per violoncello, per flauto, di canzoni madrigalesche, di cantate, oratori, messe e mottetti e l'altra musica rimasta manoscritta.

Alla sua produzione drammatica appartengono la pastorale Calisto in Orsa (1725) e l'intreccio scenico musicale Arianna (1727).

Fra le sue opere letterarie e teoriche, oltre ad alcuni libretti d'opera, sono la Lettera famigliare d'un Accademico… (1705, contro Lotti), raccolte poetiche ( Sonetti, 1718; A Dio, 1731) e il celebre Teatro alla moda (1720), arguta satira del mondo teatrale contemporaneo. Morì a Brescia nel 1739. 

Anonimo veneziano

Nel 1970 veniva proiettato sugli schermi italiani Anonimo veneziano. Ambientato a Venezia, il film narra la storia di un direttore d'orchestra che, sapendo di dover morire perché colpito da un male inguaribile, vuole rivedere per l'ultima volta il suo grande amore di un tempo.

Il film ebbe un enorme successo anche grazie alla colonna sonora che si avvale di un accattivante pagina del Settecento veneziano: l' Adagio dal Concerto per oboe e archi di Alessandro Marcello, che sembra scritto apposta per commentare questa struggente storia.

L'Adagio di Alessandro Marcello divenne un vero e proprio successo discografico, al punto che per molti prese il titolo di Anonimo veneziano.

 

È lecito pensare che Alessandro Marcello non avrebbe accettato con favore questa popolarità legata ad un uso distorto della musica: era un aristocratico e l'attività di musicista e compositore era solo un divertimento e non una necessità come per il suo illustre contemporaneo Antonio Vivaldi.

Non è un caso che suo fratello, Benedetto, di soli due anni più giovane, avesse pubblicato un libello anonimo dal titolo Il teatro della moda, una pungente satira contro quel nugolo di compositori pronti a soddisfare i capricci e le vanità di cantanti e mecenati a scapito “delle regole di ben comporre”.

Quest'insofferenza verso un così intenso proliferare di musiche e musicisti, che a quel tempo faceva di Venezia la città più viva d'Europa, spiega come mai i fratelli Alessandro e Benedetto Marcello fossero sempre stati restii a pubblicare le loro musiche, molte delle quali sono rimaste inedite. In alcuni casi c'è stata qualche confusione di nomi. A lungo, ad esempio si è pensato che il Concerto per Oboe fosse di Benedetto Marcello; l'ironia della sorte ha voluto persino che qualche musicologo lo attribuisse al rivale, Antonio Vivaldi, la cui unica colpa era di contribuire a soddisfare l'enorme richiesta di nuova musica.

Per dare un'idea del fenomeno, basta dire che nella prima metà del secolo a Venezia erano in attività quindici teatri lirici, tutti di proprietà privata e gestiti da impresari. Qui l'interesse del pubblico, rigidamente diviso in tre ordini di posti: loggione per il popolino, palchi per la nobiltà e platea per i borghesi, si divideva tra il palcoscenico e i ridotti, vere e proprie bische legali sul cui giro d'affari gli impresari e il governo della Repubblica avevano diritto a una cospicua percentuale (sino al 50%).

Se si tiene conto che le stagioni d'opera erano due all'anno, la prima in autunno e la seconda dal 26 dicembre al martedì grasso dell'anno successivo, e che i quindici teatri, per attirare il pubblico, dovevano offrire continue novità, si capisce come mai i compositori fossero subissati da continue richieste di nuovi lavori. Ma il settore che ogni giorno bruciava un gran numero di partiture era quello della musica strumentale. Se ne suonava ovunque: nei saloni dorati dei palazzi che si affacciavano sui canali, nelle case borghesi, alle cui porte quando si organizzava una festa, erano sufficienti anche un violino e una spinetta, si appendeva una lanterna con una ghirlanda per richiamare l'attenzione di quanti avevano voglia di entrare e partecipare al ricevimento, nei giardini delle ville patrizie dell'entroterra e, alla mattina dei giorni festivi, nelle sale di musica dei quattro ospedali della città, che funzionavano anche come conservatori.

L'atteggiamento sprezzante di Benedetto Marcello non era infondo molto diverso da quello degli intellettuali di oggi verso i mezzi di comunicazione di massa.

Ciononostante, malgrado questa rivalità, Alessandro Marcello si servì del nome di Vivaldi per farsi stampare una raccolta di concerti da un editore di Amsterdam, dove il prete rosso godeva di gran fama.

 

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