barocco e rococò, arte cultura e storia tra seicento e settecento
di Laura Savani
Considerato il rinnovatore in senso rococò della pittura italiana, Sebastiano Ricci nacque a Belluno nel 1659. Si formò a Venezia, come allievo del Mazzoni e in seguito a Bologna e a Parma. A Parma eseguì delle tele (Diogene e Alessandro, Muzio Scevola, Lucrezia) che rivelano una combinazione di colori tipicamente "veneta" abbinati ad un energico chiaroscuro tipicamente "bolognese". In un altro dipinto, La Madonna del Serraglio (1685), il pittore rivela invece un particolare studio del Correggio.

Vergine in trono e Santi, 1708, Venezia, San Giorgio Maggiore
Durante il suo soggiorno romano, Ricci si trovò a contatto con i lavori dei Carracci, di Pietro da Cortona e del Baciccia e ciò diede alle sue opere uno stile barocco-romano, visibile in opere come Beati (San Bernardino alle Ossa, Milano, 1695) e nella decorazione di palazzo Bertoldi a Belluno, che in qualche modo rispecchia anche lo stile di Luca Giordano.
Tornato a Venezia risentì dell'influenza del Veronese, una tappa decisiva per la sua formazione di pittore, che diede al suo linguaggio un'impronta più aperta e ariosa.
Entrò presto in contatto con il Magnasco (vedi Lissandrino) le cui opere suggerirono al pittore un tocco più rapido e più freschezza di colori, come si nota nella decorazione di palazzo Querini Stampalia a Venezia e nelle tele di Santa Giustina a Padova.
Il Ricci fu attivò in varie città della penisola: lavorò a Firenze a palazzo Maruccelli per le Storie di Ercole; a Milano dove ritrovò il suo amico Magnasco, eseguì il Paesaggio con Monaci (Epinal, Museo); in Piemonte eseguì per i Savoia delle pale per la Galleria Sabauda e per la Basilica di Superga. Il suo capolavoro lo eseguì però a Venezia: Madonna e Santi in San Giorgio Maggiore del 1708.
Il pittore lavorò anche all'estero: fu infatti in Inghilterra dal 1712 al 1716, dove eseguì a Londra la Resurrezione per l'ospedale di Chelsea e Allegorie per Burlington House.
Nell'ultimo periodo della sua attività si nota una certa stanchezza come è evidente nelle grandi pale (Mosè, Venezia, Fondazione Cini) e un raggelamento quasi neoclassico nei soggetti mitologici (Aurora e Titano, Hampton Court), mentre nelle opere minori resta intatta la sua fresca vena rococò (San Gregorio, Bergamo, Sant'Alessandro).
Morì a Venezia nel 1734, suo allievo fu il nipote Marco autore di vedute.

Venere e Amore, 1700 circa
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