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I virtuosi della tiorba

di Irene Marone

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Uno degli strumenti più rappresentativi del primo barocco in Italia è senza dubbio la tiorba, un grande liuto che presentava, oltre alla paletta rivolta verso l'interno a cui erano fissate le corde sulla tastiera, un prolungamento del manico su cui erano montate altre corde, dette bordoni, suonate esclusivamente a vuoto. Ne esistono due varanti: quella romana, detta chitarrone, e quella padovana, che differivano per numero di corde e dimensioni della cassarmonica.

La tiorba, che dalla seconda metà del XVII secolo sarà sempre più impiegata solo come “basso continuo” o di “ripieno” nei concerti grossi, è invece stata assurta a strumento solista da molti virtuosi del primo '600, soprattutto in ambito romano.

Il cardinale Aldobrandini, nipote del papa e grande appassionato di musica, amò particolarmente questo strumento, tanto da volere presso la sua residenza i migliori strumentisti dell'epoca, tra cui Alessandro Piccinini (1566-1638), di cui rimangono noti praticamente solo i due libri di Intavolature di liuto et di chitarrone.

Giovanni Girolamo Kapsberger (1580-1651), liutista di origini veneto tedesche, ebbe come mecenate addirittura papa Urbano VIII, per il quale compose musica sacra e profana. La sua fama e il favore del pontefice gli valsero nel 1622 la commissione da parte dei Gesuiti del dramma allegorico Apotheosis sive consecratio SS. Ignatii et Francsci Xaverii per celebrare la canonizzazione di Sant'Ignazio di Loyola. Nelle sue Intavolautre per liuto e chitarrone porta la tecnica della tiorba, ed in particolare di quella romana, a vette insuperate di orignalità ed innovazione, mescolando alcuni elementi della tradizione colta con altri di estrazione popolare.

A Roma, intorno al 1616- 1617 è registrata anche la presenza del reggiano Benedetto Ferrari (1597-1681) detto Della Tiorba per la sua abilità nel suonare questo strumento. Fu anche poeta e scrisse, musicandoli, numerosi componimenti che divennero notissimi nella Roma del primo '600, anche in ambiti popolari, e che vennero poi ripresi in seguito da altri musicisti che operarono nell'Urbe.

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