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Il potere alchemico del sangue

di Stefano Torselli

Il ritorno di molti di questi morti, in alcune tradizioni, era fortemente legato alla presenza del sangue. La Sacra Scrittura (Deuteronomio 22,23) recitava: astieniti dal mangiare il sangue, perché il sangue è la vita.

Era tramite il sangue che Ulisse, nel X libro dell’omerica Odissea, riuscì ad evocare gli spiriti dei morti e a consultare il defunto indovino Tiresia’. Era nel sanguis circumcordialis

che Tertulliano riteneva che si trovasse l’anima e la vita’. Lo stretto legame tra la vita e il sangue permetteva però di stabilire relazioni e poteri di tipo magico: con il sangue diventava possibile attirare i morti.

Un manoscritto medievale inglese che era un manuale per l’evocazione di diavoli e di morti, affermava che «per resuscitare i morti viene aggiunto il sangue alla salma; difatti, si dice che i demoni amino il sangue, e perciò ogni qual volta si tiene un evento necromantico il sangue viene mescolato all’acqua, perché siano aizzati con maggior facilità dal colore del sangue».

Per riportare alla luce gli spiriti dei morti non era del tutto detto che fosse necessario allearsi con i poteri dei demoni e compiere opere magiche, in quanto il sangue ha naturalmente il potere di permettere la vita.

Il medico bolognese del Cinquecento Leonardo Fioravanti, nel trattato Della fisica, esprimeva la convinzione che il sangue abbia quasi la capacità di resuscitare i morti:

Quinta essenza del sangue umano, rettificata e circulata, con la quale ho quasi suscitato li morti, dandone a bere una dramma a chi è quasi uscito il fiato, e subito l’ho visto ritornare e in brevissimo tempo risanare; questo giova molto e fa gran miracoli in quelle infermità che sono causate dal sangue, perché lo rettifica e lo conserva più né meno, come fa la quinta essenza del vino, lo purifica e lo conserva per sempre, cosa che non fanno l’altre materie.

In pieno Seicento si credeva alla straordinarie capacità del sangue di restaurare la vita laddove fosse sul punto di spegnersi ed anche la capacità di far comparire le ombre dei morti.

Nell’opera Historiarum et observationum medico-physicarum (1653) del medico e alchimista francese Pierre Borel, si trovava espressa la convinzione che nel sangue siano presenti le idee, le rationes semjnales, che costituiscono una sorta di progetto di costruzione dell’organismo e che, quando un animale concepisce, entrano nel feto della nuova creatura e sovrintendono alla costruzione del corpo del nuovo essere.

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