Leonard il parrucchiere di Maria Antonietta

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Arriva ogni giorno con un tiro a sei da Parigi fino a Versailles per dedicare alla regina con pettine e pomate le sue arti grandi e rinnovate. Come Mansard Léonard eleva sulla fronte di ogni dama che tenga alla moda torrioni di capelli e va foggiando quegli erti edifici a simbolici monumenti. Con l’aiuto di forcine giganti e di abbondante rigida pomata i capelli vengono dapprima tirati su verticali dalla radice, alti tre volte un berretto da granatiere prussiano, e poi solo lassù, nel puro spazio, mezzo metro sopra il livello degli occhi, comincia la vera creazione dell’artista.
Su questi «poufs» ovvero «quasacos» di capelli vengono modellati non solo interi paesaggi e panorami, con frutta, giardini, case e velieri con il mare in burrasca; una vera esposizione universale; ma per rendere la moda ancora più varia, questi giochi plastici seguono simbolicamente gli eventi del giorno.

Quando l’opera di Gluck suscita entusiasmo, subito Léonard inventa una «coiffure à la Iphigénie», guarnita di nastri neri a lutto e dell’arco lunare di Diana. Se il re si fa vaccinare contro il vaiolo, quell’avvenimento ricompare sulle chiome quale «poufs de l’inoculation »; viene di moda l’insurrezione americana, e subito trionfa la pettinatura della libertà. La mania è ancora più stolta e infame: durante la carestia le panetterie di Parigi sono saccheggiate, questa società ignara non ha nulla di meglio da fare che commentare l’avvenimeno con i suoi «bonnets de la révolte». Gli edifici eretti sulle teste vuote divengono sempre più pazzi.
A poco a poco le turrite chiome giungono a tale altezza che le dame non possono più star sedute nelle loro carrozze, ma devono entrarvi in ginocchio affinché la costruzione preziosa non tocchi la volta della berlina; i vani delle porte nel castello reale vengono elevati perché le dame in grande acconciatura non siano sempre costrette a curvarsi passando. Maria Antonietta non crederebbe di essere regina se non fosse la prima anche in ogni follia.