Pietro da Cortona architetto barocco
Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona, (Cortona 1596 – Roma 1669), nacque a Cortona, figlio di uno scarpellino. Compì la sua prima formazione presso il pittore fiorentino Andrea Commodi, con il quale si recò a Roma nel 1612, per poi stabilirvisi. Determinanti furono per la sua formazione le esperienze vissute nell’ambiente artistico romano del primo Seicento. In un primo tempo protetto dalla famiglia Sacchetti, per la quale progettò la villa del Pigneto (1626-36), oggi distrutta, fu poi accolto dal cardinale Francesco Barberini, entrando così in una raffinata e influente cerchia culturale. Egli si ritiene prevalentemente pittore, come afferma in una lettera scritta a Cassiano dal Pozzo nel 1646: «l’architettura mi serve solo come trattenimento». L’artista svolse tuttavia un ruolo di primo piano anche in architettura, che indirizzò verso un nuovo classicismo ispirato al linguaggio bramantesco e palladiano e, insieme, alla vigorosa plasticità michelangiolesca.

Eletto principe all’Accademia di San Luca (1634), ricostruì a Roma la Chiesa dei santi Luca e Martina (1634-50), su due piani, realizzando una sintesi tra gli schemi cinquecenteschi della pianta centrale e la nuova concezione plastica e dinamica dello spazio. Notevole è l’effetto di flessibilità conferito alle pareti massicce con l’espediente di scandirle mediante colonne giganti, le quali non definiscono unità spaziali, ma accentuano la plasticità. Egli progetta una decorazione plastica estremamente ricca e originale, pur escludendo la figura umana, in contrasto con la concezione del Bernini, rinunciando anche al colore e dipingendo di bianco tutto l’interno. Unisce la rigidezza classica e la fluidità delle decorazioni, rendendo evidente il suo legame con il manierismo fiorentino.

Tra il 1637 ed il 1647, fu chiamato a Firenze a decorare in palazzo Pitti le sale della Stufa, di Venere, di Giove e di Marte, lasciando poi ai suoi allievi il completamento del ciclo pittorico. Tornato definitivamente a Roma, realizzò il suo capolavoro architettonico: la sistemazione della quattrocentesca chiesa di Santa Maria della Pace, per la quale progettò la facciata, la decorazione interna e la sistemazione della piazza antistante (1656-57). L’intervento si qualifica per il felice inserimento ambientale di una chiesa moderna nell’assetto urbano medievale e per l’approfondimento dello studio di Bramante e di Palladio. La piazza è concepita scenograficamente come un auditorio, disponendo gli ingressi laterali, come fossero porte sulla scena e sistemando le case al bordo quasi fossero palchi.

L’eliminazione graduale degli elementi manieristici e la tendenza ad una sobrietà, gravità e monumentalità tipicamente romane si manifestano nel prospetto della chiesa di Santa Maria in via Lata (1658-62). Qui è ancora evidente il richiamo a Palladio nel doppio ordine di colonne trabeate, che accentuano i forti contrasti di luce e ombra.
Confrontando con le prime, le ultime opere, e particolarmente fra queste la cupola di San Carlo al Corso (dal 1668), se ne coglie un percorso progettuale, che va dall’eccentricità e complessità ad una magnificenza classica e serena.
Pietro da Cortona disegnò inoltre altri progetti, per la trasformazione di palazzo Pitti e per la chiesa dei Filippini a Firenze, per palazzo Chigi a Roma e per la sistemazione del Louvre a Parigi, che non furono eseguiti.

Domande frequenti
Chi era Pietro da Cortona?
Quali sono le sue opere architettoniche?
Dove si formò?
Architettura barocca
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