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La musica barocca a Venezia, tra basilica e palcoscenico

teatro malibran veneziaIl carattere sacro e profano della musica veneziana sono sin dall'inzio profondamente mescolati: contrariamente a Roma, altro centro musicale nevralgico dove i generi sono rigorosamente separati e dove le severe misure controriformiste impongono per i maestri di cappella rigore e astinenza dagli ambienti mondani, nella ricca Venezia gli artisti operanti in San Marco sono gli stessi che compongono per i teatri. In questo contesto estremamente liberale i musicisti hanno anche facoltà di riunirsi in un primitivo “sindacato” che tuteli i loro interessi e si faccia interprete delle loro esigenze presso il governo della Serenissima: nasce così l'Arte de' Sonadori.

In città il belcanto e l'opera trionfano in allestimenti sontuosi e scenografici, graditi ad un pubblico frivolo e gaudente, ma colto, laico e privo di pregiudizi: nessuno si scandalizza di vedere sul palcoscenico cantori visti in San Marco il giorno prima o di applaudire virtuosistiche arie a tema amoroso o licenzioso composte da un maestro di cappella.

In questo clima di benessere stimolante opera Giovanni Legrenzi, che fu ecclesiastico, insegnante presso l'Ospedale dei Mendicanti e dal 1685 maestro di cappella presso San Marco: alla sua attività in ambito sacro si affianca una ricchissima produzione profana strumentale ed operistica, nonché un'attività didattica di altissimo livello che formerà Carlo Francesco Pollarolo, Tommaso Albinoni e altri grandi della “seconda scuola veneziana”.

Già nella seconda metà del XVII secolo Venezia, nonostante le dimensioni urbane relativamente ridotte, poteva vantare il maggior numero di liberi teatri metropolitani d'Italia, i quali per richiamare il pubblico si facevano concorrenza tramite prezzi d'ingresso competitivi ed allestimenti straordinari e ricchi di effetti speciali: nel ricco carnet delle serate veneziane, che offrivano ogni giorno dell'anno un' incredibile quantità di feste danzanti, concerti, spettacoli di prosa e d'opera e un numero praticamente infinito di case da gioco, la punta di diamante era certo rappresentata dal piccolo teatro San Moisè vicino al Canal Grande, inaugurato nel 1640 e gestito dall'abile impresario Francesco Santurini. Le dame, che scendevano a frotte dalle imbarcazioni e dalle gondole che potevano attraccare in corrispondenza dell'ingresso del teatro, si accalcavano, soprattutto nel periodo del Carnevale, per ssistere ad un'opera di Francesco Gasparini o di Marc'Antonio Ziani, uno dei padri della tradizione belcantistica veneziana a cui si ispirerà lo stesso Vivaldi.

La sua attività di musicista sacro nella Congregazione di Santa Cecilia non gli imepdirà di mettere in scena due delle opere più replicate e di successo di quegli anni: la Schiava Fortunata e l' Alessandro Magno in Sidone, rappresentato per la prima volta in un altro teatro veneziano di prestigio, il Teatro ai Santi Giovanni e Paolo.
A questo e al San Moisè fa' diretta concorrenza il teatro Sant'Angelo, che in occasione del Carnevale 1681 organizza un faraonico allestimento di una nuova opera di Ziani, la Flora: è un successo senza precedenti per un'opera lirica e il pubblico, accalcato ovunque, costringe a lasciare aperte le porte del teatro per dare modo di ascoltare anche ai molti spettatori esclusi, posizionati in strada nelle carrozze e nelle barche sui canali antistanti.

Anche il teatro Sant'Angelo, inaugurato nel 1677 e situato accanto al Ponte di Rialto, tenta di conquistare il pubblico proponendo un calendario alternativo: mette infatti in scena nello stesso anno 1686 il Demone Amante e il Licurgo, due opere di Carlo Francesco Pollarolo, lanciandolo come musicista e decretandone l'imperituro successo a Venezia. Pollarolo, che dal 1690 ricoprirà il prestigioso incarico di organista in San Marco, diventerà uno dei personaggi di spicco della vita musicale della Serenissima, dirigendo l'attività artistica dell'Ospedale degli Incurabili e componendo opere e oratori per tutte le istituzioni della città, tra cui la famosa Accademia degli Animosi.

FAQ

Domande frequenti

Come si mescolavano sacro e profano nella musica veneziana?
Profondamente: a differenza di Roma, dove i generi erano rigorosamente separati, a Venezia gli stessi artisti di San Marco componevano anche per i teatri.
Cos'era l'Arte de' Sonadori?
Una sorta di primitivo «sindacato» dei musicisti veneziani, nato per tutelarne gli interessi presso il governo della Serenissima.
Cosa rese possibile questo clima liberale?
L'assenza delle severe misure controriformiste romane, che lasciava ai musicisti libertà di operare insieme nel sacro e nel profano.