Johann Pachelbel (1653-1707)
Johann Pachelbel, celebre organista virtuoso, tra i più noti nell'Europa barocca di fine Seicento, è considerato l'autentico precursore di J. S. Bach.
Nacque a Norimberga nel 1653 e compì i primi studi nella città natale; frequentò poi l'Università di Altdorf e il Gymnasius poeticum di Ratisbona. Trasferitosi a Vienna divenne, forse, allievo di Kerll e organista sostituto della cattedrale.
Nel 1677 fu nominato organista di corte a Eisenach e più tardi nella chiesa evangelica di Erfurt.
Nel 1690 passò alla corte di Stoccarda, a Gotha, infine, nel 1695, a Norimberga. Morì nel 1707.
Insigne organista fu anche notevole compositore; egli sintetizzò i differenti stili dell'epoca; la sua opera fu contrassegnata da una semplicità di struttura che si ricollegava alle composizioni vocali del XVI secolo, contrapponendosi alla più fiorita scrittura dei contemporanei virtuosi della Germania del Nord.
Alla sua produzione appartengono composizioni per organo, in prevalenza elaborazioni e variazioni su corali, musica strumentale da camera e lavori vocali sacri (cantate e mottetti).
Musica da camera
Scrisse, inoltre, un'infinità di brani basati sul principio imitativo del canone, tra il cui il celeberrimo Canone e giga per tre violini e continuo su basso ostinato (breve formula melodica continuamente ripetuta e destinata alla voce più grave); il brano comprende ben ventotto variazioni che, liberamente si susseguono scorrendo sullo stereotipo di quel basso; la varietà nella ripetizione più statica, un prodigio di tecnica compositiva, testimonianza di sapiente dosaggio di ingredienti, il tutto, naturalmente, sfruttando il principio imitativo del canone.
Il Canone, la musica come un gioco
Il canone è una composizione musicale in cui a un motivo iniziale si sovrappone un secondo motivo che lo “insegue” fino alla conclusione del pezzo; proprio per questa particolare configurazione non è estraneo alla poetica del gioco. L'idea di svago e divertimento era assai diffusa nelle corti signorili dell'Italia del XIV secolo, dove si tenevano feste e intrattenimenti. Si può ben comprendere come l'idea ludica del rincorrersi, disegnata dalle note musicali, potesse catturare la fantasia dei compositori. Nei periodi dell'Ars Nova (1300) il canone era già popolare e, nel 1400, i compositori fiamminghi lo coltivarono giungendo ad ardite soluzioni. Anche in seguito il principio dell'imitazione canonica fu salvaguardato, tanto che lo ritroviamo come elemento costituente della fuga. Il canone, che all'ascolto risulta una composizione di grande immediatezza, nasconde però un meccanismo strutturale assai ingegnoso ed estremamente variegato, presentandosi via via in diverse forme. In quella più semplice la seconda voce ripete esattamente la prima: è il canone all'unisono. In altri casi la distanza della voce che “insegue” può essere diversa: se di otto note il canone è “all'ottava”, se di tre il canone si dice “alla terza”, se di cinque “alla quinta”, e così via, a seconda dell'ampiezza intervallare che separa una linea melodica dell'altra. Il canone presenta anche altri volti. Ad esempio può essere visto sotto l'aspetto della velocità: quando la seconda voce ripete il motivo più lentamente della prima, si ha il canone “per diminuzione”, se più velocemente, “per aumentazione”. Un altro aspetto è quello della direzione: quando la seconda voce esegue la stessa melodia della prima, ma partendo dall'ultima nota e retrocedendo, si ha il canone “inverso”. Un caso particolare riveste il canone enigmatico, nel quale il compositore comunica all'inizio “la chiave” che serve ad “aprire” il brano attraverso un indovinello: bisogna dedurre dalle parti dette antecedenti quelle dette conseguenti. All'esecutore è necessario sciogliere l'enigma per potere eseguire il canone nella sua completezza. Come si vede, un vero rebus sonoro.
Domande frequenti
Chi era Johann Pachelbel?
Dove si svolse la sua carriera?
Cosa caratterizza la sua opera?
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