“BELLEZZE DI VALLADOLID” DI ALESSANDRO TASSONI
Alessandro Tassoni (1565-1635), di nobile famiglia modenese, dopo studi regolari a Bologna e Ferrara, si trasferì a Roma, dove visse con brevi interruzioni fino al 1632, segretario di quattro cardinali sotto cinque pontefici, salvo il periodo 1618-21 trascorso alla corte torinese di Carlo Emanuele I di Savoia. Dopo il 1632 tornò a Modena presso la corte di Francesco I, che pare lo imprigionasse nella rocca di Pesaro per il suo filofrancesismo.
Spirito polemico e indipendente, il suo nome è soprattutto legato al poema eroicomico La secchia rapita, considerato il capolavoro della poesia giocosa secentesca. Il sonetto caudato che qui si propone nasce dall’occasione del viaggio dell’autore a Valladolid (Spagna) nel 1600, al seguito del cardinale romano Ascanio Colonna.
Chi vi scrive ha sempre amato ed ammirato la cultura spagnola, perciò gli amici spagnoli non me ne vorranno se offro al pubblico questo componimento di Alessandro Tassoni. Esso è infatti così esilarante nella sua esagerazione parodistica, che non se ne può fare a meno. Per chi non credesse che una poesia simile sia stata composta e pubblicata, indico la fonte nella Antologia della poesia italiana dell’edizione Einaudi, il Seicento, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, edita nel 1997, il componimento è a pag. 205.
Stronzi odorati e monti di pitali
versati a sparsi e lucidi torrenti
d’orine e brodi fetidi fetenti
che non si posson passar senza stivali;
acque stercoreggianti e d’animali
morti feconde, pan senza fermenti
pesci ch’appestan di lontan le genti,
vini agri, aceti dolci, olii mortali;
fabriche sontuose in su due stecche
impiastrate di fango e lordura
chi qua, chi là senz’ordine distinte;
dame di biacca e di verzin dipinte,
ma lorde, senza crin, spolpate e secche,
cui la potta celar suol per natura,
sono la tua ermosura
sono i tuoi vanti, e ‘l tuo superbo grido
valle di loto, e non valle d’olido.
Feci puzzolenti e cumuli di orinali il cui contenuto è versato e sparso in terra sì da riempirla di torrenti lucidi di urina, puzzolenti come brodo che puzzi e che non possono essere attraversati senza indossare degli stivali; acqua spumeggiante di sterco e piena di animali morti, pani di feci (cioè creati senza bisogno di lievito), pesci che appestano col loro puzzo la gente da lontano, vini aspri come aceto e aceti dolciastri, come olii che provochino la morte; costruzioni sontuose su fragili fondamenta su cui è spalmato il fango e la sporcizia, e confuse indistintamente senza ordine, quale di qua e quale di là; donne truccate di bianco e rosso, ma sozze, senza capelli, senza carni e anoressiche, che nascondono la vulva per natura; sono la tua bellezza (dallo spagnolo “hermosura”), i tuoi vanti e il tuo orgoglio da gridare, valle di sterco e non valle di profumo (“olido”, ma è un gioco pseudoetimologico sul nome di Valladolid: “Valle d’olido”).
Domande frequenti
Chi era Alessandro Tassoni?
Per quale opera è famoso Tassoni?
Di cosa parla il sonetto «Bellezze di Valladolid»?
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