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Il carnevale veneziano

carnevale mascheraIl carnevale di Venezia durava un’intera stagione, iniziava alla vigilia dell’Epifania e finiva alla quaresima. In questa città, che agli stranieri appariva immersa in un’eterna festa, e così effettivamente era almeno per la nobiltà, il carnevale con le sue mascherate, gli spettacoli, i baracconi, i saltimbanchi, i cantastorie, era un evento che non aveva uguali in Italia.

La maschera diveniva un’uniforme: la moreta, che copriva solo la metà del volto, o la maschera bianca e lucida. La maschera deformante si adattava soltanto ai travestimenti bizzarri e grotteschi, e la portavano esclusivamente i popolani. La maschera nera e bianca consentiva di entrare ovunque, anche al Ridotto, la celebre casa da gioco di calle San Moisè, chiusa nel 1774 per decisione del Maggior Consiglio.
La maschera facilitava ogni intrigo e audacia e consentiva a chiunque una sorta di sdoppiamento della personalità, di sembrare un altro restando se stesso, a Venezia si univa un turbine di divertimenti per la gioia della folla più che dei raffinati.

Le feste

I nobili utilizzavano anche le feste per tenere il potere, organizzavano combattimenti di tori, lotte corpo a corpo, Ercoli e piramidi umane, quali ancora oggi si vedono nei circhi.

Follie: si taglia la testa a un toro dopo aver aizzato dei mastini contro delle mucche; il martedì grasso si lanciano fuochi d’artificio in pieno giorno, sfilano compagnie di macellai in bizzarri travestimenti, e dall’alto del campanile un’abile funambola raggiunge la loggia del Palazzo Ducale.
Sul molo si riuniscono ogni giorno attrazioni da fiera: domatori di belve, pagliacci, acrobati, indovini che pronunciano i loro oracoli in un lungo tubo che arriva all’orecchio di colui che pone le domande, uomini e donne di contrade lontane che suscitano mille curiosità, mentre in costume da Brighella, da Zerbinetta o da Colombina i personaggi tradizionali della commedia italiana si agitano e si provocano in una indiavolata sarabanda.

Come nel caso dei sontuosi cortei ufficiali o del galante viavai del Ridotto e dei parlatori dei conventi, il pennello dei maestri veneziani del Settecento evoca con perfetta naturalezza i diversi aspetti del carnevale.

carnevale veneziano

Le sfilate

Nel 1664 in occasione delle nozze in casa Cornaro a San Polo, si organizzò una grandiosa e divertente mascherata a cui parteciparono molti giovani patrizi. Una sfarzosa sfilata attraversò Venezia e fece tappa in due dei più famosi monasteri della città: quello di San Lorenzo e quello di San Zaccaria, dove risiedevano le monache di nobile stirpe.
Il 27 febbraio 1679 il Duca di Mantova sfilò con un seguito di indiani, neri, turchi e tartari che, lungo il percorso sfidarono e combatterono sei mostri, dopo averli uccisi si cominciò a danzare.
Per il Carnevale del 1706: giovani patrizi si mascherarono da Persiani e attraversarono la città per poi esibirsi nelle corti e nei parlatoi dei principali monasteri di monache.

L'atmosfera

Per molti giorni all’anno, il mondo sembrava non opporre più resistenza i desideri diventavano realizzabili e non c’era pensiero o atto che non fosse possibile.
Questa era Venezia nel Settecento, il secolo che, più di ogni altro, la rese luogo dalle infinite suggestioni e patrimonio della fantasia del mondo.
Venezia era allora il mondo di Giacomo Casanova, un mondo superficiale, festante, decorativo e galante, il mondo di pittori come Boucher e Fragonard, Longhi, Rosalba Carriera e Giambattista Tiepolo, la patria del padre della Commedia dei Caratteri.
Uno dei più grandi autori del teatro europeo e uno degli scrittori italiani più conosciuti all’estero: Carlo Goldoni che, in una poesia dedicata al Carnevale, così rappresenta lo spirito della festa:

“Qui la moglie e là il marito
Ognuno va dove gli par
Ognun corre a qualche invito,
chi a giocar chi a ballar”.

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FAQ

Domande frequenti

Quanto durava il carnevale di Venezia?
Un'intera stagione, dalla vigilia dell'Epifania fino alla Quaresima.
Che ruolo aveva la maschera "moreta"?
Copriva solo metà del volto ed era una delle maschere più diffuse, insieme a quella bianca e lucida, tra la nobiltà.
Chi indossava la maschera deformante e grottesca?
Solo i popolani, per travestimenti bizzarri, a differenza delle maschere più eleganti usate dalla nobiltà.