Il Fascino dell'instabilità
Tutte le epoche hanno generato mostri: molti reali (come il nazismo), molti altri fortunatamente solo immaginari. Ci occuperemo di questi ultimi, sicuramente più innocui.
Il mostro rappresenta da sempre il meraviglioso, come indica il suo nome: “monstrum” è colui che si mostra, le sue caratteristiche sono la spettacolarità e la misteriosità. Il mostro è anche colui che si allontana dalla norma. Essendo questa una misura media, mostro è chi oltrepassa i limiti. E’ smisurato per eccesso o per difetto: può essere grandissimo, o piccolissimo, o deforme.
L’eccedenza del mostro tradizionale non è solo fisica, ma anche spirituale: il mostro classico è cattivo e gode nel compiere il male.
Ma i mostri odierni sono un po’ diversi da quelli antichi. Anzitutto per la forma: se i mostri classici sono assemblaggi di animali (serpenti, rapaci, pipistrelli) a cosa somigliano i mostri del cinema contemporaneo?
La Cosa di Carpenter è una massa amorfa; Alien è un essere orribile ma imprecisato, non ce lo fanno mai vedere per intero: a volte sembra un drago, a volte un robot. E, seppur orribile, viene giudicato anche bello: ha vinto persino un premio per gli effetti speciali!
L’aspetto fisico non è la sola differenza col passato: se il mostro classico era invariabilmente e indubitabilmente cattivo, come dobbiamo giudicare La Cosa e Alien? Sono dei predatori, cacciano gli umani come i leoni inseguono le antilopi. In questi casi sembra che siamo costretti a sospendere ogni giudizio etico.
Lo stesso vale per i Gremlins, adorabili creaturine capaci di trasformarsi in mostri crudeli: buoni e cattivi insieme. Se il primo mostriciattolo creato da Spielberg, ET, era un esempio di mostro anticlassico (un mostro buono anziché cattivo), i Gremlins, creati sempre dal regista americano, esprimono una nuova poetica legata all’incertezza e all’instabilità, che si esprime sia nella forma fisica (i nuovi mostri sono elastici, gommosi, accorciabili, allungabili, trasformabili) che in quella spirituale.
L’instabilità e la metamorfosi hanno a che fare col barocco storico. Le facciate concave e convesse delle chiese di Borromini; l’Apollo e Dafne di Bernini; la colonnata di Palazzo Spada, ancora del Borromini, della quale è impossibile intuire la reale lunghezza a colpo d’occhio.
L’instabilità si trova anche nella letteratura: “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino è un romanzo creato da una serie di racconti che s’intersecano tra loro senza giungere a una vera conclusione. “Il nome della rosa” di Eco è il montaggio di moltissimi testi (narrativi, figurativi, filosofici, scientifici), di fonti vere e citazioni false incassate in un unico testo che rende il tutto figurativamente omogeneo. Leggendo Calvino bisogna ritrovare l’unità nella varietà dei racconti; Eco invece ci spinge a fare il gioco opposto: riconoscere le fonti e le citazioni, ritrovare il diverso nell’omogeneo. In entrambi i casi, il lettore deve abbandonarsi al delirio dell’instabilità e delle metamorfosi.
Negli spettacoli e a teatro, l’instabilità porta all’interazione tra gli artisti e il pubblico. Non c’è più una distinzione netta tra il palco e la platea, e il pubblico diventa parte dello spettacolo. Basta pensare che il barocco venne definito “il gran teatro del mondo” per capire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Domande frequenti
Da dove deriva la parola "mostro"?
Cosa rende "mostro" una figura secondo l'articolo?
Il mostro è sempre negativo?
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