Barocco ultim’ora
Col barocco officinale termina l’elenco delle specie del genere Barocchus, e qui si conclude il capitolo ad esse dedicato. Ma D’Ors è personaggio imprevedibile e, prima di lasciare il lettore, conclude il libro con altre descrizioni di tipi di barocco. L’ultimo capitolo, breve, steso sicuramente dopo il Natale del 1934 e quindi subito prima della pubblicazione del libro a Parigi nel 1935, si intitola fatidicamente Ultima ora. Tratteremo perciò anche di che cosa intendeva il critico catalano per “barocco ultim’ora”.
Nel parlarne avvertiamo i lettori che D’Ors si è mostrato sinora palato raffinato, ma che nel congedare il pubblico rivela gusti forti, anzi fortissimi. Noi li riportiamo per dovere di cronaca, per spirito di completezza, per amor di verità: e un po’ perché anche a noi piace scandalizzare il pubblico benpensante.
Ebbene il nostro attacca descrivendo la classicità di un concerto di Mozart a Salisburgo, che a sua detta non c’entrerebbe niente coi Mirabellgarten, qui già descritti nel minisaggio sul barocco rupestre, che pure gli fanno da contorno. La classicità di Mozart è prima di tutto “un dialogo”: “Il giardino, invece, è un riso, un pianto, un singhiozzo, un singulto, o tutto quel che volete, ma non un dialogo.” Questo accade perché “lo spirito barocco è il compenso di non so che solitudine.” Classico l’uno, barocco l’altro.
Fin qui nulla. Ma ecco le – presagite – note dolenti. Secondo D’Ors le adunate dei regimi totalitari, comunisti fascisti nazisti, sono un’opera barocca. Si sofferma soprattutto sulle recenti manifestazioni nazionalsocialiste della Germania, ultima ora, appunto: in cui farebbe irruzione il fuoco panico delle prime età, caratteristica già ampiamente vista come barocca: e l’essenziale del cui “paganesimo” sarebbe il culto del Wildermann, l’uomo selvaggio dei boschi germanici, la “bionda bestia germanica”.
Tornando a lidi più tranquilli, descrive le proibizioni del vescovo di Marsiglia in tema di cerimonie extraliturgiche durante la messa di Natale: le offerte di carne d’agnello e di pesce alla popolazione vengono bandite. Per D’Ors è lo scontro tra liturgia e folklore, il corrispettivo di ciò che abbiamo descritto nel capitolo sul barocco francescano, dove si azzuffavano intelligenza e vita. L’iniziativa del vescovo francese per il Natale 1934 – è qui che abbiamo preso la data citata ad inizio articolo – sarebbe “classica”: batterebbe la Riforma ma anche la Controriforma, che per D’Ors vanno a braccetto in nome del “barocco”.
Segue la descrizione del rogo delle fallas, che il critico non definisce ma si capisce essere presumibilmente maschere di legno e cartone della festa di San Giuseppe a Valencia, destinate a durare un giorno. Rito popolare dalla violenza “eratosteniana” (chissà a che cosa si riferisce, poiché non ho trovato nulla a proposito), con il tono del delirio perché così “è un popolo intero che vota al nulla il suo sforzo”, in “un’ebbrezza in cui il senso tragico tocca un parossismo” che si maschera da consuetudine, avendolo fatto da sempre. Anche qui tutte caratteristiche barocche.
Dalle “estreme forme del barocco” a Valencia, a quelle di un piccolo villaggio di pescatori sulla costa catalana, per la festa di San Pietro: l’addobbo dell’altare “churrigueresco” – “spire grasse, colonne attorcigliate, ori splendidi” – alla luce dei cui ceri si intreccia una “sarabanda opulenta di forme e di riflessi”, tra cui gli “odori selvaggi” dei garofani rossi dal profumo pepato e una confusione di “marea, incenso e cera”. Con la morte che, wagnerianamente – questo lo diciamo noi -, s’inserisce nella liturgia e ben sostituisce la musica.
L’accensione dei fuochi d’artificio a Tenerife, dove è un fatto religioso. Come altrove si fa voto che si accenderà un cero, qui si fa voto che, venuto il giorno della festa, si accenderanno “una mezza dozzina di razzi o un paio di bengala”.
Infine D’Ors conclude con la descrizione delle terre d’Estremo Occidente, dette Finisterres: Irlanda, Bretagna, Galizia spagnola, Portogallo, prime isole dell’Oceano. Terre che hanno tutte l’anima del panico, acquisito in tempo immemorabile sulla riva di un mare di cui non si conoscevano i limiti. Questo perché occupano “un palco di proscenio nel teatro del mistero”. Molto barocco.
Domande frequenti
Cosa conclude il libro di D'Ors dopo l'elenco delle specie barocche?
Che tono ha questo capitolo finale secondo l'articolo?
Perché l'articolo riporta comunque questi contenuti?
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