Barocco fin de siecle
Il punto culminante del Barocchus romanticus, secondo D’Ors, “si trova nell’arte e in tutta la civiltà del periodo chiamato propriamente ‘fine del secolo’, cioè alla fine del XIX secolo.” E poi elenca i nomi, come per il romanticismo, di Wagner, Rodin, Rimbaud, Beardsley, Bergson, William James, Lautrèamont, Des Esseintes (personaggio di Huysmans). Accenna al modernismo e al liberty (quest’ultimo senza nominarlo): per lui ciò che chiamiamo decadentismo è Barocchus finisecularis, barocco fin de siècle. Noi lo chiameremo decadentismo e lo proseguiremo fino al 1914, soffermandoci in particolare su Parnassianesimo, Simbolismo e Liberty.
Nascita del decadentismo: la Francia
Il decadentismo, in generale, è l’atteggiamento spirituale e artistico che tende a valutare in modo positivo il declino di una determinata civiltà, autocompiacendosene e crogiolandovisi. Nel nostro caso particolare, il termine indicò inizialmente una corrente letteraria formatasi in Francia intorno al 1880, per reazione alla poesia parnassiana e al positivismo. Una poesia di Verlaine (Langueur, 1883), in cui il poeta si paragona all’Impero Romano alla fine della sua decadenza, fornì agli avversari dei poeti che s’ispiravano al modello di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Mallarmè il pretesto per chiamarli con il termine spregiativo di dècadents: termine che quei poeti assunsero come merito invece che come epiteto di scherno, raccogliendosi intorno ad alcune riviste, la più nota delle quali Le Dècadent, pubblicata a partire dal 1886.
La nuova arte, volta alla ricerca di raffinata musicalità e di preziose sfumature, consacrò forme nuove di costume, evocate nel romanzo di Huysmans Controcorrente (1884), il cui protagonista Des Esseintes, amante dell’artificio inimitabile in odio a ogni conformismo, divenne il modello esemplare del “decadente”. Si enucleava intanto all’interno del movimento la corrente simbolista che, tenuta a battesimo da Morèas, trovò in Mallarmè il suo maestro riconosciuto (ma vedi più sotto).
Trionfo del decadentismo
Verso il 1890, con il trionfo del simbolismo, non esiste più in Francia una scuola decadente in senso stretto; ma il decadentismo inteso in senso più ampio si diffuse in quasi tutte le moderne letterature europee, identificandosi con la cultura stessa del Novecento. In questo significato più generale, il decadentismo è l’espressione di un rapporto ora di adesione ora di rivolta degli intellettuali nei confronti della classe dirigente. Nasce la poetica decadente, che rifiuta le tecniche letterarie fondate sul valore logico e razionale della parola e ricerca tecniche nuove, che facciano leva sugli elementi evocativi e sulle suggestioni foniche per penetrare nella zona misteriosa dell’inconscio.
Il decadentismo in Inghilterra e in Germania
Analogie di atteggiamenti e di concezioni decadenti si ritrovano nelle varie letterature. In Inghilterra premesse decadentistiche sono presenti nelle opere di Ruskin, Pater, Swinburne, Rossetti; tipico esponente è Oscar Wilde, accanto al quale è da ricordare Yeats. In Germania, le origini degli atteggiamenti decadenti sono da ricercare nell’eredità romantica e nella musica di Richard Wagner, il cui wort-ton-drama (letteralmente “dramma di parola e suono”, in cui musica, testo e scenografia erano fuse insieme allo stesso livello) od opera totale ricorda il concetto barocco di unità delle arti; e poi da ricordare anche le personalità di George, Rilke e von Hoffmannsthal.
Il decadentismo negli altri paesi
Grande importanza ha nello sviluppo del gusto decadente la letteratura belga di lingua francese, soprattutto con Rodenbach, Verhaeren e Maeterlinck, mentre nei Paesi scandinavi elementi decadenti si ritrovano nelle opere di personalità come il danese Jorgensen, il norvegese Ibsen e lo svedese Strindberg. Una lirica di gusto decadente si afferma nella letteratura spagnola, da Machado a Ramòn Jimènez, e portoghese, con De Castro. Originale è il contributo che la letteratura russa dà con Solovev, Brjusov, Belyj, Sologub e Blok.
Sono ancora da ricordare: in Polonia Przybyszewski; in Ungheria Madàch; in Romania Eminescu; in Grecia Kavafis; mentre negli Stati Uniti il decadentismo, che ha in Poe il suo precursore, è mediato in forme particolari che si ritrovano fino a Hemingway, passando per Whitman e William James.
Il decadentismo italiano
L’Italia ha fornito un modello europeo ai decadenti con Gabriele D’Annunzio, soprattutto col suo romanzo Il Piacere (1889); ma non meno decadente, sotto forme provinciali e agresti, è il gusto di un poeta come Pascoli. I germi italiani del decadentismo si sono sviluppati poi nelle esperienze crepuscolari e futuriste.
Il futurismo, in particolare, venne definito anni più avanti dal critico crociano Francesco Flora come “l’ultima e più sfolgorante manifestazione del romanticismo”: ma in realtà lo fu del decadentismo e di riflesso - noi oseremmo dire - del barocco. Aveva infatti la caratteristica di propagandare e applicare, dapprima preconizzato dai manifesti di Filippo Tommaso Marinetti, lo stile polifonico e l’analogia, caratteristiche rispettivamente della musica e della poesia barocche, tanto che Papini e Palazzeschi, uscendone temporaneamente, lo criticarono al grido di “Marinismo e marinettismo!”, cosa che per noi invece è un pregio. In ultimo da ricordare il romanzo futurista di Paolo Buzzi, L’ellisse e la spirale, tipiche figure barocche.
Anche il filosofo Benedetto Croce risentì dello spirito decadente, pur polemizzando esteriormente con molti suoi rappresentanti. Tristemente noto (per noi) per aver denigrato la cultura barocca in particolare e del Seicento in generale, è però paradossalmente ascrivibile al concetto di barocco orsiano a causa del soggettivismo intuizionistico della sua filosofia idealistica: e per lo stesso motivo forse anche il suo amico-nemico Giovanni Gentile, anch’egli rappresentante del neo-idealismo italiano, ma forse già proiettato verso gli anni Venti e perciò più indicato per il barocco postbellico.
Analogie tra decadentismo e barocco
Il decadentismo somiglia al barocco anche in questo: così come quello passa da un periodo di scettica malinconia, prodotta dalle scoperte di Copernico, all’accettazione entusiastica di queste definita da Giordano Bruno; allo stesso modo il decadentismo si immalinconisce di fronte all’arido vero prodotto dalle scienze per poi esaltarsi dei delirii futuristi. Analogia di ciò è data da una delle frasi iniziali di Pirandello ne Il fu Mattia Pascal (1904): “Maledetto sia Copernico!” Inoltre come nel manierismo si ha una desemantizzazione dei testi e nel barocco una loro risemantizzazione, analogamente in Nietzsche, simbolo di un’epoca – questa -, si ha prima una desemantizzazione della realtà e quindi una risemantizzazione: il nichilismo e il suo superamento.
Oggi sono definite genericamente decadenti quelle forme d’arte che superano o alterano la realtà scomponendola nell’evocazione, nell’analogia, nel simbolo, nella ricerca introspettiva.
Il parnassianesimo
Per comprendere il decadentismo occorre comprendere il simbolismo, e per comprendere questo bisogna comprendere il parnassianesimo, da cui deriva per analogia e opposizione allo stesso tempo, un po’ come l’antitesi-sintesi nella filosofia hegeliana.
Il parnassianesimo fu un movimento letterario sviluppatosi in Francia nel decennio 1866-76: nel clima culturale del periodo, caratterizzato dalla crisi del gusto tardoromantico e dal progressivo affermarsi della mentalità positivistica, i parnassiani coltivarono un ideale di poesia emotivamente impassibile e formalmente impeccabile (il nome stesso del Parnaso, monte sacro ad Apollo e alle Muse, evoca la superiorità e la preziosità del lavoro artistico); essi si richiamarono agli esempi del classicismo cinquecentesco e seicentesco, del neoclassicismo settecentesco e della poesia postromantica di Gautier, Baudelaire e Leconte de Lisle, considerando soprattutto quest’ultimo come un vero e proprio maestro.
Nella poetica parnassiana, preannunciata da Gautier nella prefazione alla Signorina di Maupin (1835), quale teorico dell’ “Art pour l’Art”, cioè una poesia estranea ai problemi politici e morali, e teorizzata da Banville, si riconobbero provvisoriamente poeti pure diversissimi tra loro; ma da questa stessa eterogeneità derivò la rapida dissoluzione del movimento, ufficialmente provocata dal rifiuto di pubblicazione incontrato dal Pomeriggio di un fauno di Mallarmè nel 1876; ma fu anche una delle condizioni della sua diffusa influenza sulla poesia europea, tant’è vero che con la nozione parnassiana di autonomia della poesia si confrontarono, si misurarono e si scontrarono le successive tendenze poetiche ed estetiche e soprattutto si aprì la strada alle esperienze simboliste.
Il simbolismo
Il simbolismo fu un movimento letterario e artistico sorto in Francia nell’ultimo ventennio del secolo XIX. Nato ufficialmente con un manifesto del poeta francese di origini greche Jean Moreas, aveva origini lontane, risalenti al romanticismo e alla poesia di Baudelaire, a cui appartiene anche la prima definizione poetica di simbolo, contenuta nel sonetto Correspondances; e origini recenti, dato l’appena avvenuto scioglimento del parnassianesimo.
In detto sonetto la natura è rappresentata come una foresta di simboli tra loro “corrispondenti” che racchiudono le chiavi del significato dell’universo. Secondo una concezione già romantica della funzione del poeta, suffragata dalla filosofia idealistica, a lui compete il ruolo di interprete della realtà, grazie a strumenti di conoscenza diversi e più penetranti di quelli del puro raziocinio.
In modi diversi ma non discordanti, l’uno identificando il poeta nel veggente, l’altro assegnando alla musicalità del verso il potere di suggerire la realtà impalpabile, Rimbaud e Verlaine svilupparono la poetica baudelairiana fino a diventare i massimi rappresentanti della scuola simbolista, alla quale tuttavia non appartennero di fatto. Altri si raccolsero intorno ai “martedì letterari” di Mallarmè, riconoscendo in lui il massimo interprete della nuova poesia, depositaria del mistero assoluto dell’idea racchiuso nel più chiuso formalismo.
Accanto a lui ne furono interpreti altissimi scrittori quali Regnier, Gide, Valery e i belgi Verhaeren e Maeterlinck, secondo i quali alla realtà del mondo visibile fa riscontro una realtà del mondo invisibile in cui l’uomo partecipa in tutto il suo dualismo, di realtà e spirito, di visibile e invisibile. Nel teatro sempre Mallarmè voleva sostituire all’attore una astrazione universale, la “figure que nul n’est”.
Il simbolismo ebbe il suo momento di splendore, non solo in Francia dove nacque, ma anche altrove, specie in Russia dove, pur riconoscendo la sua filiazione francese, seppe riallacciarsi con vigore alla tradizione nazionale e nacque con un articolo contro la letteratura impegnata auspicando un’arte indipendente e autonoma. Suoi rappresentanti furono Minskij, Brjusov, Blok e Belyj.
Meno determinante fu l’influsso del simbolismo sulla letteratura di lingua inglese, in cui si possono reperire echi in Pound, Yeats ed Eliot, ma che ebbe il merito di richiamare l’attenzione su Poe, già tradotto da Baudelaire e Mallarmè. Importante invece l’influsso sulla letteratura tedesca, romena e spagnola, in quest’ultimo caso detto modernismo; e ovviamente, ultima ma non ultima, italiana, con D’Annunzio, Pascoli, Campana e Montale.
L’Art Nouveau o Liberty
Con questo termine si designa lo stile sviluppatosi dalle “secessioni” antiaccademiche e diffusosi in Europa e negli Stati Uniti tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX. Nato da un rinnovamento puramente decorativo, la cui caratteristica essenziale è un linearismo ispirato a ornati vegetali e floreali, ebbe applicazione in ogni campo dell’arte e soprattutto dell’artigianato, venendo caratterizzato dall’oggetto d’uso, dal mobile, dalla grafica, dalla decorazione e dall’architettura.
Nei diversi paesi assunse, secondo le caratteristiche più immediate con cui si manifestò, differenti denominazioni. Negli Stati Uniti conservò il termine Art Nouveau che aveva avuto subito fortuna in Francia dopo la sua apparizione negli ambienti artistici antiaccademici in Belgio nel 1884. In Inghilterra fu chiamato Modern Style, in Germania Jugendstil o “stile della gioventù”, in Austria Sezessionstil o “stile secessione”, in Scozia Glasgow School, in Spagna Juventud o Art Joven, in Catalogna Modernismo.
In Italia si usò il termine Floreale, ma più usato fu quello di Liberty, dal nome dell’emporio londinese omonimo aperto nel 1875 e che smerciava prodotti improntati al nuovo gusto. Se l’affermarsi dell’Art Nouveau belga e francese sviluppò uno stile dinamico e scattante con geniali derivazioni metamorfiche dal repertorio naturalistico vegetale e animale, il Liberty italiano fu vicino ai modi degli omologhi scozzese e austriaco: stile asciutto e contenuto, di un’eleganza secca e geometrica.
Domande frequenti
Dove si colloca il culmine del «Barocchus romanticus» secondo D'Ors?
Quali nomi associa D'Ors a questa fase?
Come viene chiamato oggi questo fenomeno secondo l'articolo?
Cultura in epoca barocca
Barocco postbellico
Del Barocchus posteabellicus D’Ors dice che “l’opera di restaurazione classica alla quale il Novecento consacrò le sue prime prove si è conclusa, dopo la fine della [Grande] guerra, in una ricaduta barocca […] di cui oggi [1934, quando scrive il saggio] vediamo l’agonia”, ma non ne specifica le caratteristiche né ne elenca gli artisti.…
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