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Barocco postbellico

Del Barocchus posteabellicus D’Ors dice che “l’opera di restaurazione classica alla quale il Novecento consacrò le sue prime prove si è conclusa, dopo la fine della [Grande] guerra, in una ricaduta barocca […] di cui oggi [1934, quando scrive il saggio] vediamo l’agonia”, ma non ne specifica le caratteristiche né ne elenca gli artisti. Sta a noi ricostruire i movimenti e gli autori che probabilmente ne facevano parte. Qui, un po’ arbitrariamente, si elencheranno e si descriveranno il Secondo Futurismo italiano, l’Art Dèco, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi e il libro, il secondo, Il sentimento del tempo, l’unico barocco e non ermetico di Giuseppe Ungaretti, autore che per le altre cose si respinge.

Il Secondo Futurismo

Il critico d’arte Crispolti rievocando la storia del futurismo italiano l’ha diviso in due parti cronologicamente compiute: il Primo Futurismo, che va dalla fondazione del 1909 al 1918-20 circa, e il Secondo Futurismo, che va dal 1918-20 circa al 1944, anno della morte di Marinetti e della fine del movimento che nell’ultima sua parte aveva seguito i destini del fascismo. La morte di Boccioni in guerra e il contemporaneo passaggio di Carrà e Severini a soluzioni vicine al cubismo determinarono lo scioglimento del gruppo milanese e il trasferimento a Roma del centro di gravitazione del movimento alla fine della Prima Guerra Mondiale, fatto che segna il passaggio convenzionale dal Primo al Secondo Futurismo.

Attorno a Marinetti si riunì un gruppo d’artisti fra cui Prampolini, Depero, Cangiullo e di nuovo Balla, assertori della necessità per l’arte futurista d’una progettazione totale e di una più concreta interferenza col reale, da loro tradotte nell’ampliamento degli interessi al campo del teatro, del cinema, dell’architettura, del cartellonismo e della moda. Rilevanti in questo periodo furono le pratiche futuriste dell’aeropoesia e dell’aeropittura, anche teorizzate in specifici manifesti, per mezzo delle quali si cercava una sintesi pittorica di sensazioni e suggestioni collegate al volo in aereo, riproponendo così il principio futurista boccioniano del dinamismo e della simultaneità.

Soprattutto i dipinti proponevano delle vertiginose visuali – i pittori prediligevano la percezione del volo in picchiata – con paesaggi deformati in linee curve a spirale o a chiocciola che facevano precipitare gli elementi decorativi convergendoli verso punti di fuga assurdi e irreali. A dimostrazione del “barocchismo” dei futuristi italiani, viene il fatto che il saggio di D’Ors è seguìto da una postfazione di Luciano Anceschi con in epigrafe proprio una dedica al pittore futurista Carlo Carrà.

L’Art Dèco

L’Art Dèco è stata un fenomeno del gusto che interessò sostanzialmente il periodo tra il 1919 e il 1930 in Europa, mentre in America, soprattutto negli Stati Uniti, si prolungò fino al 1940. Riguardò le arti decorative e visive, l’architettura e la moda. Deriva il suo nome per estrema sintesi dalla dicitura Exposition internationale des arts dècoratifs et industriels modernes, tenutasi a Parigi nel 1925 e perciò detta anche stile 1925.

L’Expo parigina del 1925 vide trionfare, tra i molti espositori stranieri, la speciale raffinatezza francese in varie categorie merceologiche, dall’ebanisteria agli accessori di moda. Parigi restava il centro internazionale del buon gusto anche negli anni critici seguiti alla prima guerra mondiale. Oltreoceano gli Stati Uniti aderirono più lentamente al dèco, raccogliendone in un certo senso il testimone verso gli anni trenta, con il caratteristico gusto per un modellato aerodinamico del cosiddetto Streamlining Modem.

Parigi rimase in ogni caso il centro maggiore del design Art Dèco, con il mobilio che rinnovava i fasti dell’ebanisteria parigina tra rococò, stile Impero e modernismo, con i ferri battuti, gli oggetti in metallo e i lavori in vetro, con gli orologi, la gioielleria e i manifesti. Varie e disparate furono le fonti di tale stile eclettico: le arti “primitive” e antiche, quali l’africana, l’egizia o l’azteca; la scultura e i vasi dell’antica Grecia; le forme cristalline e sfaccettate del futurismo e del cubismo; le stridenti gamme dei colori del fauvismo; le forme severe del neoclassicismo; motivi e forme di animali, del fogliame tropicale, dei cristalli e motivi solari e getti d’acqua; forme femminili moderne, agili e atletiche; innovazioni tecnologiche in campo automobilistico e aerodinamico; l’industria della moda.

L’Art Dèco fu uno stile sintetico e al tempo stesso volumetricamente aerodinamico, turgido e opulento, probabilmente in reazione all’austerità imposta dagli anni della prima guerra mondiale e della conseguente crisi economica: proseguì, corresse e contraddisse allo stesso tempo la precedente Art Nouveau, poiché ne portò avanti il gusto per la decorazione floreale ma quasi raggelandolo in forme più geometriche, rigide ed essenziali.

Carlo Emilio Gadda

Nonostante la vicenda biografica e bibliografica di Gadda si sia estesa fino a comprendere i primi anni ’70 del XX secolo, egli nacque e crebbe come scrittore già fin dagli anni Venti e Trenta ed è perciò ascrivibile alla categoria degli scrittori postbellici. Egli rinnovò profondamente la narrativa italiana del Novecento attraverso una geniale e barocca utilizzazione e mescidazione di dialetti, gerghi, tecnicismi e linguaggi diversi, e attraverso un continuo, imprevedibile stravolgimento delle strutture romanzesche tradizionali, dove tutte le qualità letterarie però sono convogliate al fine di creare un organismo reale, alla maniera classica: convivono così la satira e il lirismo, la saggistica morale e il senso della storia, il romanzo e l’antiromanzo, l’oggettività del reale e la soggettività autobiografica, in un’analisi attenta e spesso sconvolgente degli ambienti e dei gruppi sociali; al punto che Gadda si può considerare al tempo stesso un grande scrittore sperimentale e un classico.

Rimanendo sul piano formale, il suo stile non è barocco soltanto per l’utilizzo di un lessico quanto più ricco ed eterogeneo possa esservi, ma anche per la struttura della sintassi e della narrazione. In quest’ultimo caso le frequenti divagazioni che si assommano – e le divagazioni delle divagazioni – si assommano in una serie di mulinelli e vortici che fanno pendant a quelli che si vedono nelle decorazioni delle chiese barocche.

Passando al piano contenutistico, secondo Gadda il mondo è barocco. Basti questa citazione per rendere la sua idea di realtà:

Un violoncello è uno strumento barocco; un contrabbasso, meglio che andar di notte; un femore, coi relativi còndili, è un osso barocco; idem un bacino; il ghiandolone fegato è una polta barocca; il sedere del manichino femmina della grande sarta Arpàlice è un manichino barocco; la gobba del dromedario è barocca; le trippe del pretore Mamurra, panzone barocco, erano trippe barocche; gli enunciati del trombone in fa (chiave di basso) sono enunciati barocchi; i fagioli, le zucche, i cocòmeri oblunghi sono altrettante scorribande, verso il barocco, della entelechia delle zucche e dei cocòmeri quali natura tuttavia li elabora. (C. E. Gadda, L’editore chiede venia del recupero, Appendice a La cognizione del dolore).

Dunque per Gadda tutto o moltissimi aspetti della natura sono barocchi. Secondo la sua visione filosofica, infatti, la natura fatica a trovare una strada lineare, razionale e diritta e segue sempre vie tortuose che dànno vita a inusitate forme barocche. Non solo: la realtà è un groviglio, un gomitolo, un garbuglio, un gliuommero di queste strade, di cause – dette da lui “concause” - che provocano irrazionalmente un solo effetto spesso inatteso, assurdo e percepito in maniera allucinata, in una sorta di barocca “disarmonia prestabilita”, per dirla col titolo di un celebre saggio gaddiano di Roscioni.

Scrittore godibile e raffinato per i motivi appena esposti, ha solo il difetto che la realtà “barocca” da lui resa così efficacemente è però vissuta in modo negativo, come un difetto della realtà, mentre per il lettore avveduto è occasione di compiacimento e contemplazione.

Roberto Longhi

Roberto Longhi fu un critico d’arte italiano e organizzatore di importanti mostre d’arte, insegnando nelle università di Bologna e Firenze. Fondamentale il suo contributo alla definizione filologica e storica di vari momenti e figure dell’arte italiana, tra cui soprattutto Caravaggio, su cui scrisse i saggi Il Caravaggio e “Me pinxit” e quesiti caravaggeschi.

La scrittura di Longhi fonde sapientemente vocaboli di dotta ascendenza letteraria, neologismi scientifici, parole dialettali e termini professionali e si sviluppa secondo un’abilissima retorica che dà vita a sistemi di metafore di grande valore euristico, ricostruendo dati biografici o storico-culturali dell’autore o dell’opera trattati. Il suo influsso sulla prosa saggistica del Novecento è rilevante.

“Il sentimento del tempo” di Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è noto e famigerato soprattutto per aver inventato l’ermetismo: le sue poesie, consistenti in due o tre versi che vanno a capo a caso, hanno creato un modello seguìto soprattutto dalla maggioranza di poeti dilettanti. Ma le liriche della raccolta Sentimento del tempo hanno modi e caratteri molto diversi da quelle delle raccolte precedenti. Egli, nel frattempo, si è stabilito a Roma e nella campagna romana, si è sentito sorger dentro una nuova sensibilità barocca, ha riesplorato le forme poetiche della tradizione.

Ai paesaggi precedenti (il deserto, Parigi, i fiumi friulani) si sono sostituiti quelli di Roma e del Lazio. “Sono paesaggi d’estate, oltre misura violenti, dove l’aria è pura, e hanno il carattere, di cui m’ero appropriato, del barocco, perché l’estate è la stagione del barocco. Il barocco è qualche cosa che è saltato in aria, che s’è sbriciolato in mille briciole: è una cosa nuova, rifatta con quelle briciole, che ritrova integrità, il vero. L’estate fa come il barocco: sbriciola e ricostituisce.”

FAQ

Domande frequenti

Cosa dice D'Ors del «Barocchus posteabellicus» nel 1934?
Che l'opera di restaurazione classica del primo Novecento si era conclusa in una ricaduta barocca di cui, scrivendo, vedeva già l'agonia.
Quali movimenti vengono associati arbitrariamente a questa specie?
Il Secondo Futurismo italiano, l'Art Déco, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi e «Il sentimento del tempo» di Giuseppe Ungaretti.
D'Ors specifica gli artisti di questa corrente?
No: tocca alla ricostruzione successiva individuare i movimenti e gli autori che probabilmente ne facevano parte.
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