baroque.it barocco e rococò, arte cultura e storia tra Seicento e Settecento

Barocco rococò

D’Ors anticipa, dopo la trattazione del manierismo, la trattazione del rococò prima di quella del tridentino. Afferma infatti che in Francia, soprattutto, ma anche in Austria, dopo il manierismo succede cronologicamente un Barocchus “rococò”, “pieno insieme di grazia e d’enfasi”. Ad esso si dovrebbe, sempre secondo lui, lo “stile Luigi XV” francese, oltre ad “un’infinità di opere musicali molto tipiche e molto apprezzate”.

Caratteristiche generali

Ideologicamente il rococò è l’espressione artistica dell’aristocrazia cosmopolita giunta al termine della sua funzione storica, che maschera la coscienza del declino con una filosofia di evasione dalla realtà, creando un mondo fittizio sul mito dell’eterna giovinezza e dell’imperturbabile serenità. Il comportamento sociale è quindi regolato su concetti di raffinatezza ed eleganza, sino alla frivolezza da una parte e al libertinismo filosofico dall’altra.

La fuga dalla realtà avviene sia sul piano intellettuale, sia su quello esistenziale e ogni particolare dell’ambiente va accordato al modo di vita: tutto deve essere bello, anzi “grazioso”, in quanto il concetto di bellezza comprende in sé soltanto ciò che è delicato, fragile, sfumato, chiaro e pittoresco. Sotto questo aspetto si comprende allora la “necessità” di un particolare tipo di abbigliamento (vesti leggere di seta e mussola in tinte pastello, parrucca bianca che abbellisce il volto e rende senza età, quindi estremamente giovani), che corrisponde a un particolare tipo di ambiente in cui vivere.

La rivoluzione estetica del rococò si realizza infatti nell’armoniosa interrelazione di tutti i particolari dell’arredamento, cui concorrono in egual misura tutte le arti (e le minori sono valutate ovviamente alla pari con quelle tradizionalmente nobili) indirizzate alla creazione di ambienti organici e omogenei.

Francia: caratteri generali

Il dato storico dal quale si fa iniziare il rococò (anche se le premesse sono rintracciabili fin dagli ultimi anni del sec. XVII) è il trasferimento della corte da Versailles a Parigi dopo la morte di Luigi XIV (1715) voluto dal reggente duca d’Orlèans, fatto che determinò per la nobiltà la necessità di riorganizzare i palazzi privati della capitale, da lunghi anni abitati solo saltuariamente. Per ovviare agli spazi ristretti si sviluppò rapidamente nel periodo della reggenza il gusto per le pareti chiare, spalancate dalla profusione di specchi e illeggiadrite da stucchi leggeri; per i mobili piccoli e laccati a tinte pastello; per i quadri anch’essi dalle tonalità chiare; e per i soprammobili di dimensioni minime e di soggetto frivolo, in netta opposizione agli arredi Luigi XIV, sontuosi (ma anche pesanti) dominati dai colori cupi e dalle dorature.

Francia: architettura

Rare furono in Francia le grandi realizzazioni architettoniche, che usufruirono di strutture ancora barocche, intese in pratica come supporto della decorazione, più d’interni che di facciate, desunta da tutta una serie di repertori (soprattutto quello del 1734 di J. A. Meissonnier, i cui disegni influirono profondamente sulla produzione di ebanisti e orafi dell’epoca); tale decorazione era in pratica basata sulle infinite variazioni, meglio se asimmetriche, della linea curva che definiva elementi naturali (foglie, fiori, animali) secondo uno spirito aggraziato che si riferiva spesso alle eleganze esotiche e favolose dell’Oriente.

Nell’architettura francese sono infatti molto più frequenti le costruzioni di piccole dimensioni per parchi e giardini (riadattati talvolta quasi “all’inglese” secondo i canoni del pittoresco, più consono al nuovo gusto): i padiglioni di caccia, i “casini di delizie”, i sans-soucis, i monrepos, gli ermitages, tutti connessi con le esigenze della vita mondana.

Francia: scultura e pittura

La scultura ebbe un fine esclusivamente decorativo, ammorbidendo le forme, arricchendosi di particolari descrittivi e raffigurando generalmente personaggi mitologici secondo un dichiarato intento erotico. La pittura, dal colore chiaro e brillante steso a tocco e a sfumature su un disegno rapido e spezzato, presenta analogie strettissime con la porcellana, l’incisione, le stoffe per l’arredamento, in quanto raffigura scene pastorali, idilli, feste galanti e campestri, episodi erotici, cronache quotidiane, esprimendo con accenti ironici o maliziosi i princìpi di una vita frivola ma raffinatissima.

Periodi del rococò

Per la Francia si suole distinguere un primo periodo Reggenza (1715-30) nella generazione dell’architetto Oppenordt, del decoratore Vassè e dell’ebanista Cressent, dei pittori Watteau (che vedremo prossimamente essere considerato preromantico da D’Ors), Pater e Nattier; un periodo rocaille (1730-45) che trova la sua massima espressione in Meissonnier, in Pineau, in Boucher e in Chardin; un ultimo periodo Pompadour (1745-64) già sviluppato in certe pesantezze decorative e in parte influenzato dal linearismo classicistico, rappresentato dall’architetto Gabriel, dal decoratore Verbeckt e da Fragonard.

Fuori dalla Francia

Fuori di Francia il rococò si diffuse nelle corti assolutistiche che assunsero come modello di vita sociale la nobiltà francese, idealizzata come depositaria del saper vivere e del gusto. Nel decennio 1730-40 gli artisti e gli artigiani francesi vennero infatti invitati in tutte le corti d’Europa iniziando quel fenomeno di internazionalizzazione della cultura figurativa tipico di tutta la seconda metà del secolo. Tale fenomeno visse appunto sulla figura dell’artista vagante, che stimolò soprattutto lo sviluppo dell’artigianato su canoni comuni a tutta l’Europa, secondo un processo regolato non solo dall’evoluzione del gusto ma anche dalle leggi dell’espansione economica.

Inghilterra e Spagna

Movimenti affini al rococò si manifestarono in Inghilterra (nel mobilio Chippendale, tramite le cui interpretazioni  il gusto rococò fu introdotto in America, e in certi temi pittorici da Hogarth a Gainsborough) e in Spagna (churriguerismo, di cui abbiamo parlato nel capitolo sul Barocco tridentino).

Italia

Per l’Italia si può parlare di rococò soprattutto per le arti decorative, partecipi del gusto internazionale (gli stucchi di Serpotta in Sicilia; il “gabinetto cinese” per il palazzo di Portici, ora a Capodimonte, tutto in porcellana e specchi), mentre costruzioni architettoniche a capricciose piante curve si ebbero in edifici privati di piccole dimensioni (Villa Palagonia a Bagheria presso Palermo). Per ciò che riguarda il mobile italiano, il gusto del rococò francese si sviluppò tramite l’adozione parziale di elementi stilistici Luigi XV (vale a dire gli stili rococò successivi a quello Reggenza) e la progressiva trasformazione di elementi propri dell’ornamentazione barocca (stile barocchetto).

A Venezia, nell’ambito dello sviluppo autonomo (e indirizzato in gran parte a una clientela straniera) di quella pittura, si può definire di gusto rococò la scelta di soggetti come il capriccio, la veduta fantastica e la scena di vita (Marco Ricci, Zais, Guardi, Longhi) e l’uso assai diffuso del pastello e dell’acquarello (Rosalba Carriera).

Austria e Germania

Lo stile del rococò incontrò il suo maggior sviluppo nei Paesi di lingua tedesca secondo due destinazioni precise  e ben differenziate: da una parte l’architettura e l’artigianato per le corti, che elaborò anche forme originali ma sempre all’interno del modello francese, dall’altra l’architettura, intesa come sintesi tra spazio e decorazione, di chiese e conventi, che rappresenta l’ultima grande espressione autonoma di questo ramo particolare dell’architettura. Intorno alle numerose corti tedesche proliferarono i castelli, le residenze nobiliari, le piccole costruzioni di piacere, che assunsero in dimensioni enfatiche o addirittura retoriche le piante a linee curve ed ellittiche dell’edilizia privata francese e svilupparono la decorazione in toni più o meno moderati, secondo precise varianti locali.

L’architettura religiosa fiorì particolarmente in Baviera, in Boemia e in Austria, dove si svilupparono premesse già esistenti nell’architettura tardo-barocca locale per giungere a costruire edifici caratterizzati dall’ariosità e dalla luminosità (uno spazio unico a pianta rotonda, ellittica od ovale, pareti bianche, grandi e numerose finestre, stucchi e dorature che sottolineano gli elementi strutturali e incorniciano tele e affreschi), dove si realizzano una perfetta armonia e un’interrelazione totale fra gli elementi costruttivi e quelli figurativi.

Anche la produzione pittorica non assunse un ruolo autonomo ma, date le particolari esigenze, fu diretta quasi esclusivamente a illustrare soggetti storico-celebrativi in toni allegorico-mitologici oppure temi religiosi; si sviluppò quindi in grandi tele e cicli di affreschi che, nonostante la notevole leggerezza e vaporosità di esecuzione, derivano dalla decorazione barocca italiana.

FAQ

Domande frequenti

Dove si sviluppa soprattutto il «Barocchus rococò» secondo D'Ors?
In Francia e, in misura minore, in Austria, dopo il manierismo, dando origine allo «stile Luigi XV».
Che valore ideologico ha il rococò per D'Ors?
È l'espressione artistica di un'aristocrazia cosmopolita giunta al termine della sua funzione storica, che maschera il declino con una filosofia di evasione dalla realtà.
Che mondo fittizio crea il rococò secondo l'articolo?
Un mondo costruito sul mito dell'eterna giovinezza e dell'imperturbabile serenità.
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