baroque.it barocco e rococò, arte cultura e storia tra Seicento e Settecento

Il barocco nordico

D’Ors afferma di vedere nel Barocchus nordicus “la confluenza di un’ispirazione oceanica ed estremo-orientalizzante – o estremo-occidentalizzante, che è lo stesso, e di una corrente spirituale luterana”. L’afflato oceanico che ispirerebbe gli artisti e i pensatori porterebbe dall’Estremo Oriente motivi ispiratori, motivo del paradosso per cui indica Estremo Oriente ed Estremo Occidente come coincidenti (“buscar l’Oriente por el Ponente”): e porta come esempio le ceramiche di Delft, città olandese, che approfondiremo più sotto; per il momento basti dire che il pensatore catalano considera il ruolo dell’Olanda in questa forma di barocco analogo a quello del Portogallo per l’espansione del Manuelino in Spagna sotto forma di Orificense (anche il Portogallo risentendo di un afflato oceanico che porta motivi ispiratori lontani). Altri esempi di barocchismo nordico sono l’adozione del genere “paesaggio” e “la culla di tutta la filosofia moderna” sotto forma di “scoperta della vita interiore” nella filosofia dell’irlandese Berkeley, stando, sempre secondo D’Ors, alla definizione dell’americano Royce.

Porta poi come unico esempio di motivo ispiratore protestante la pittura di Rembrandt e, non avendo noi altri punti di riferimenti indicati da D’Ors – spesso il critico spagnolo ci lascia soli – parleremo di questo, spaesati tra una definizione troppo generica – Barocco nordico – e pochi esempii troppo concreti.

Venendo alle ceramiche, Delft, città olandese, fu un attivo centro di produzione di ceramiche nel Seicento e nel Settecento sotto l’influsso delle porcellane importate dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, specie nella produzione di maioliche imitanti quelle cinesi del tardo Wan Li (1575-1619) e del regno di K’ang Hsi (1661-1722).

George Berkeley fu un filosofo irlandese (1685-1753). Esordì con un saggio in cui afferma che lo spazio non è un luogo, indipendente dai soggetti, in cui stanno gli oggetti, giacchè esso è riducibile alla nostra percezione degli oggetti e dei loro rapporti. Esso è riducibile alla percezione dell’esteriorità testimoniata dai sensi e garantita da Dio. Cessa così la giustificazione dell’oggettività delle sensazioni. Ne deriva il secondo saggio, Trattato sui princìpii della conoscenza umana (1710), in cui muove dall’affermazione che la conoscenza umana non ha altri oggetti che non siano idee, gli oggetti non essendo altro che collezioni di idee. Ma poiché le idee sono reali solo nella misura in cui sono percepite, non esiste alcuna realtà indipendente dallo spirito percipiente (il suo motto era infatti esse est percipi, essere è percepire), reale essendo solo lo spirito stesso. E’ Dio l’autore di quelle idee che noi identifichiamo con la realtà stessa.

Posto questo, Berkeley nelle opere successive confuta le obiezioni di quelli che definisce “liberi pensatori”. Quindi nella terza fase del suo pensiero sviluppa una metafisica della luce di origine neoplatonica. Dio, rivestito di luce, cioè della materia più pura, parla attraverso la luce, cioè attraverso i fenomeni (o idee), segni del suo linguaggio. L’idealismo gnoseologico (le idee come segni del linguaggio divino) si concilia perciò con la metafisica neoplatonica (la natura come manifestazione immediata di Dio).

Il discorso di D’Ors su Berkeley, come fondatore della futura metafisica occidentale, si comprende se scremiamo la filosofia del filosofo irlandese dal discorso religioso: ne deriva l’origine dell’idealismo tedesco (Fichte, Schelling, Hegel) e dell’idealismo italiano (Croce, Gentile), nonché del soggettivismo, e perciò dell’intuizionismo di Bergson: il soggettivismo essendo cifra del barocco, come avrebbe detto Sarduy: “E questo senso differisce a seconda degli osservatori necessariamente in movimento: il mondo non è individuabile che dal mio punto di vista ed è inconcepibile secondo un punto di vista totalizzante, che poi non sarebbe quello di nessuno.” La rivoluzione copernicana dei punti di vista soggettivo e oggettivo, appunto.

Rembrandt Harmensz van Rijn, pittore, incisore e disegnatore olandese (1606-1669), nella prima fase della sua opera superò l’iniziale classicismo italianizzante dei suoi maestri con opere in cui raggiunse effetti altamente drammatici giocando sugli effetti di luce e ombra, non senza reminiscenze dei caravaggisti di Utrecht. Rinnovò la tipologia del ritratto di gruppo disponendo su diagonali i personaggi e indagandone a fondo le espressioni. Una più libera espressione della gioia di vivere si ha invece nelle coloratissime composizioni mitologiche, in parte mutuate da Rubens, mentre un’approfondita ricerca delle possibilità dinamiche della linea si nota nei disegni con studi di nudi.

Nel periodo 1636-42 Rembrandt raggiunse l’apice della fama, mutando progressivamente il suo stile, tendente alla serietà della composizione, alla pennellata larga e pastosa, al colore caldo e tonale della gamma rosso-bruno-dorata. Nello stesso periodo prese a trattare un nuovo soggetto, il paesaggio, spesso dal vero, in olii, disegni e incisioni in cui si distinguono due filoni, uno più veristico e uno più fantastico, con una natura in tempesta drammaticamente intesa.

Il periodo 1642-55, incompreso dai contemporanei ma attualmente il più apprezzato, rivelò gli effetti intensamente drammatici e spirituali delle nuove opere, ottenuti con una tecnica pittorica basata essenzialmente sulle masse di luce e di ombra che si compenetrano e si contrappongono. I grandi capolavori vanno dai numerosissimi Autoritratti ai quadri religiosi intensamente vissuti, dai nudi sensuali alle nature morte, dai paesaggi intesi come rappresentazione delle forze della natura alle serene vedute olandesi.
Rembrandt trattò tutti i temi della cultura della sua epoca, usando in maniera indipendente le più svariate tecniche, nella personalissima ricerca di una verità umana ricondotta all’essenziale, allontanandosi dalle convenzioni ufficiali dell’arte del suo tempo e la sua pittura vene compresa appieno solo a partire dall’età romantica, guarda caso una delle epoche, per dirla con D’Ors, più “barocche”.

FAQ

Domande frequenti

Da cosa nasce il «Barocchus nordicus» secondo D'Ors?
Dalla confluenza di un'ispirazione oceanica ed estremo-orientale con una corrente spirituale luterana.
Quale esempio artistico cita D'Ors per il barocco nordico?
Le ceramiche di Delft, città olandese, a testimonianza dell'influsso di motivi orientali nell'arte del Nord Europa.
Con quale altro fenomeno paragona D'Ors il ruolo dell'Olanda?
Con quello del Portogallo per la diffusione del Manuelino in Spagna sotto forma di Orificense.
Continua a esplorare

Cultura in epoca barocca

Tutta la sezione
Cultura Del Periodo Barocco

Il barocco palladiano

D’Ors definisce il Barocchus palladianus come “strettamente legato” alla specie del Barocchus nordicus , ma “di portata più limitata e di moderato carattere” : questo forse perché ne prende in esame solamente la diffusione geografica in Italia e in Inghilterra, tacendo di quella in Nord Europa – che considera forse più parte del barocco…

Cultura Del Periodo Barocco

Il barocco rupestre

Che cosa D’Ors intenda per barocco rupestris non è subito chiaro da definire: egli comincia a trattarne partendo dall’Italia e dalla Francia di Maria de’ Medici, la principessa fiorentina che andò sposa al re di Francia, per poi arrivare a Florian e ai Trianon, coprendo così un arco di tempo che va dalla fine del XVI sec. a tutto il…

Cultura Del Periodo Barocco

Il barocco di Maniera

D’Ors, proseguendo il discorso sul Barocco rupestre, elenca anche altri pittori: tra cui Bassano, Le Nain e “anche, da un certo angolo d’interessi, perfino il Greco.” Ma subito dopo si corregge avvertendo che, per quanto riguarda il loro periodo d’appartenenza, “non si vede alcun inconveniente a parlare di un Barocchus ‘maniera’ ” ,…

Cultura Del Periodo Barocco

Barocco tridentino o romanesco o gesuitico ovvero “barocco barocco”

Introduzione Del Barocchus tridentinus D’Ors afferma che “è quasi superfluo parlare particolarmente ”. Già in precedenza, in un altro capitolo, trattandone di striscio, aveva spiegato come “nell’opinione corrente […] pass[ i ] per un fenomeno […], una sorta di “onda nera”, che spegne le luci brillanti e policrome del Rinascimento, che…

Cultura Del Periodo Barocco

Barocco rococò

D’Ors anticipa, dopo la trattazione del manierismo, la trattazione del rococò prima di quella del tridentino. Afferma infatti che in Francia, soprattutto, ma anche in Austria, dopo il manierismo succede cronologicamente un Barocchus “rococò” , “pieno insieme di grazia e d’enfasi”. Ad esso si dovrebbe, sempre secondo lui, lo “stile Luigi…

Cultura Del Periodo Barocco

Barocco fin de siecle

Il punto culminante del Barocchus romanticus , secondo D’Ors, “si trova nell’arte e in tutta la civiltà del periodo chiamato propriamente ‘fine del secolo’, cioè alla fine del XIX secolo.” E poi elenca i nomi, come per il romanticismo, di Wagner, Rodin, Rimbaud, Beardsley, Bergson, William James, Lautrèamont, Des Esseintes (personaggio…