Il barocco palladiano
D’Ors definisce il Barocchus palladianus come “strettamente legato” alla specie del Barocchus nordicus, ma “di portata più limitata e di moderato carattere”: questo forse perché ne prende in esame solamente la diffusione geografica in Italia e in Inghilterra, tacendo di quella in Nord Europa – che considera forse più parte del barocco nordico o ignora – e in Nord America.
Lo chiama così in riferimento al modello architettonico palladiano dell’ “ordine gigante”, in Italia e per la sua diffusione in Inghilterra, oltrechè per il modello ad esso conforme che si ritrova, lui dice e sa solo lui come, “nella struttura di certe opere scientifiche, quali la Sistematica di Linneo.”
Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, nome classicheggiante datogli dal letterato e umanista Giangiorgio Trissino, che lo portò con sé in viaggi di formazione a Padova, Verona e soprattutto a Roma, dopo che si fu trasferito a Vicenza, nacque a Padova. A Vicenza dimostrò di aver assimilato con intelligenza e facilità la lezione degli architetti veneti e dell’antichità, con appassionato e scientifico studio: rivestì vecchie strutture con superbi involucri classicheggianti, originale elaborazione di schemi vitruviani e spunti bramanteschi, inaugurando lo schema della villa-tempio e rendendo espliciti omaggi ai modi di Giulio Romano.
Fu l’architetto ufficiale prima dell’aristocrazia vicentina quindi di quella veneziana, cospargendo di ville la campagna veneta, attività che testimonia di una continua volontà di sperimentazione stilistica. Centro dell’azienda agricola, la villa palladiana è anche luogo di soggiorno, struttura tipica formata da un corpo centrale collegato alle appendici laterali a portico (le “barchesse”), schema agito con continue variazioni, dall’articolata complessità della Malcontenta presso Mira alle variazioni intellettualistiche di Villa Barbaro a Maser, all’estroso riferimento ai modelli manieristi di Giulio Romano. Nella Chiesa del Redentore i diversi momenti spaziali sono unificati da nessi illusionistici e scenografici.
La tarda attività palladiana a Vicenza è caratterizzata da una ricerca più inquieta e drammatica, che pone il problema critico dei rapporti di Palladio col manierismo (e di riflesso con ciò che è “barocco”). Le opere successive indicano una complessa riflessione su temi michelangioleschi, come l’ordine gigante: le colonne portanti di un piano della facciata si estendono a tutta la facciata, stilema che diverrà barocco; o vistosi scarti di ritmo tra prospetto e piano, che portano a risultati i quali non rientrano più nel codice classicista.
Il palladianesimo fu un fenomeno culturale di amplissima portata (più che un mero stile di tipo revivalistico), che trova la sua origine nella diffusione e nello studio dei temi fondamentali dell’opera di Palladio. Tale diffusione trovò una prima fase nell’Inghilterra del sec. XVII per opera soprattutto di Inigo Jones, che conobbe direttamente, nei suoi viaggi in Italia, l’architettura di Palladio e ne studiò il trattato, elaborando tali temi in modi architettonici del tutto originali. Fenomeni analoghi, a cui D’Ors non allude restringendo il palladianesimo all’Italia e all’Inghilterra, si registrano nello stesso periodo in Olanda, con l’attività di Jacob van Campen, che esercitò una profonda influenza nei Paesi nordici e nella Germania protestante.
Ma la fase del palladianesimo teoricamente più organica e che diede i maggiori frutti si colloca ancora in Inghilterra dagli inizi del sec. XVIII: da quel momento le condizioni economiche particolari marcate dall’ascesa dell’aristocrazia whig, che traeva la sua forza principale dal reddito fondiario – donde lo sviluppo del tema della “villa” -, dall’altro un notevolissimo fervore di studi, giustificano la tendenza critica a restringere la portata del palladianesimo in senso proprio al solo fenomeno inglese.
Dall’Inghilterra il palladianesimo si diffuse in America dove, trovando condizioni culturali parimenti favorevoli, divenne elemento qualificante del paesaggio del New England (importante il valore di modello che assunsero la villa di Thomas Jefferson e l’Università della Virginia) fino ad ispirare la Casa Bianca a Washington.
Il palladianesimo, ma forse qui si esula dal discorso “barocco”, fu anche aspetto non secondario della tematica architettonica del neoclassicismo nei Paesi nordici e dell’Est europeo, dalla Polonia alla Russia.
Domande frequenti
Come definisce D'Ors il «Barocchus palladianus»?
Da dove deriva il nome «palladiano»?
A cosa altro applica D'Ors questo modello, secondo l'articolo?
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