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Barocco primitivo

L’esemplificazione orsiana dei barocchi possibili comincia immediatamente con un gradino considerevole: il critico spagnolo considera come prima forma storica di barocco nientemeno che il Barocchus pristinus, vale a dire il Barocco primitivo, il “barocco primo”, il primo barocco: e non solo; esso è da lui indicato come “matrice” di tutti gli altri barocchi. E’ difficile capire che cosa egli intenda per caratteristiche barocche dell’arte primitiva, e bisognerà fare uno sforzo considerevole per cercare di capirlo. Non sarà l’ultima volta che capiterà proseguendo per questa panoramica, e bisognerà abituarcisi: a tanto portano l’estro e la bizzarria del personaggio D’Ors.

Comunque sia, egli parte indicando nella “stilizzazione preistorica” il tipo formale del Barocco primitivo: quindi lascia il lettore frastornato e prosegue descrivendo altri “barocchi”. Possiamo provare a descrivere. Per intanto avverte che per lui l’età preistorica non deve intendersi in termini assolutamente cronologici e che essa è presente ancora oggi presso molti popoli selvaggi. Perciò riporteremo due immagini, una più propriamente primitiva ed una attuale di una maschera lignea senegalese, la prima dalle pitture rupestri del deserto del Sahara, la seconda dalla collezione del dottor Roberto Casadio di Faenza.
Prendiamo la prima immagine – è una scelta mia, non di D’Ors – dalle pitture rupestri presenti nel massiccio del Tassili n’Ajjer, una formazione montuosa che sorge nel deserto del sud-est dell’Algeria presso il confine con la Libia, nel distretto di Ghat. Il nome del massiccio deriva dal tuaregh e significa “altopiano dei tuaregh Kel Ajjer” e le pitture in esso presenti risalgono a 9-10 mila anni fa, quando in quel territorio il clima era più umido e fertile e c’era la savana. Essa descrive una mandria di buoi portata al pascolo da alcuni uomini, presumibilmente pastori.

barocco primitivo di Eugenio D'Ors

La stilizzazione, si diceva: gli animali sono quasi tutti identici, avendo un grosso corpo non particolarmente descritto e presentando arti, testa, musi e corna fortemente stilizzati. Si può dire che la silhouette dei musi è sempre la stessa: a tronco di cono allungato, quasi una caricatura della placidità caratteriale del bovino. Un altro elemento è costituito dai colori degli animali: particolare su cui torneremo occupandoci di arte d’avanguardia, tra non pochi capitoli (per adesso siamo all’inizio della storia). Le sagome bovine sono dipinte secondo i loro colori naturali ma anche con colori di fantasia, irreali, applicati a tinta unita anche quando il senso comune prevederebbe dei manti pezzati. Così abbiamo buoi bianchi, rossi, neri e grigioscuri. Vi è un unico esemplare “trasparente” e pezzato di nero, in alto a sinistra, quasi fosse il modello di tutti gli altri.

Veniamo alle figure umane: ancora più stilizzate, sono due, una vestita di un panno inguinale e un berretto rossi, l’altra così stilizzata da non avere vestiti: entrambe nere. Sono disegni che sembrano di mano infantile, ma l’autore è certamente più smaliziato e non merita un simile attributo.
Per D’Ors l’estrema estrosità formale e la forsennata stilizzazione sono entrambi attributi dello stile barocco. In questo caso l’estrosità formale è tutta nella scelta dei colori, mentre le forme si sottopongono alla furia stilizzatrice dell’ignoto autore.

Altrettanta furia ha avuto sicuramente lo scultore della statuetta lignea senegalese che qui prendiamo in esame. La figura femminile riprodotta è racchiusa, o meglio si slancia, in una linea esile che va dai piedi alla testa. Le gambe, le braccia, ma non solo: anche i fianchi e il tronco, disegnano delle linee esili e sinuose che si sovrappongono come le zampe di un opilione. Solo la testa e il basamento della statua ingrossano le loro forme come parentesi quadre di una poesia leggiadra.

statua barocco primitivo d'Ors

A meglio significare tale grazia, si aggiunge il particolare della gamba sinistra, piegata ad angolo in posa procace, un’asimmetria armonica, e poggiata su un tronco spezzato ma anch’esso lungo e cilindrico, forando l’aria col triangolo del ginocchio stilizzato verso l’alto, cui fanno pendant i pesi triangolari dei seni, che l’artista riesce a rendere in linea con lo spirito filiforme della statua e nello stesso tempo turgidi del loro significato materno e femminile.

La foto della statua, essendo questa di legno nero, non rende nella sua opacità i particolari del volto: il naso essendo lungo e triangolare e niente affatto “negroide”, necessità dettata dall’impronta stilistica dell’opera. E’ come se l’autore avesse de-tribalizzato la figura rappresentata per rassomigliarla a un serpente femminino, unico vero simbolo della fertilità.
Eugenio D’Ors afferma questa essere la “matrice” del Barocco e di tutti i barocchi possibili – anche quelli di là da venire - : il rintracciare nella Natura, panicamente vista come madre del Barocco, quelle linee e quelle forme che stanno alla base dell’Arte. E nulla meglio dei primordii della civiltà, sia essa quella occidentale di dieci mila anni fa o sia essa quella attuale dei popoli selvaggi, rende tale legame. Troppo bizzarro? Ma dal prossimo articolo si fa sul serio…

FAQ

Domande frequenti

Cos'è il «Barocchus pristinus» secondo D'Ors?
La prima forma storica di barocco, che D'Ors indica come la «matrice» di tutti gli altri barocchi successivi.
È facile capire cosa intenda D'Ors per barocco primitivo?
No: l'articolo ammette che è difficile comprendere le caratteristiche barocche attribuite all'arte primitiva, data la bizzarria del pensiero orsiano.
Da cosa parte D'Ors per definire questo barocco?
Dalla «stilizzazione preistorica», indicata come tratto fondante di questa prima specie di barocco.
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