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Luigi XIII re di Francia

Scritto da Stefano Torselli on .

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Luigi XIII vide la luce il 27 settembre 1601. Figlio di Enrico IV e Maria de Medici, diventò re nel 1610 a soli 9 anni, dopo l’attentato in cui il padre perse la vita. Maria de Medici tenne la reggenza fino al 1617 con l’aiuto del favorito, l’italiano Concino Concini, che venne assassinato da Luigi XIII e riuscire nel colpo di stato che lo portò al trono.


Un Re umile e con un gran senso dello Stato

Ritratto giovanile di Luigi XIII - DumonstierIl padre di Luigi era stato un re grandioso, esuberante e caldo. Era chiamato “Vert Galant”, amava la bella vita e le belle donne; Luigi al confronto ne esce molto più modesto come figura regale, anche in comparazione con suo figlio.Non ebbe un infanzia molto felice, anche perché la madre gli preferì sempre il fratello più giovane, che tenterà invano di soppiantarlo nella guida del regno. Luigi crebbe in un clima tribolato e duro, fra intrighi di potere che produssero sul suo temperamento effetti pesanti. Amava la caccia e la prodezza, nonostante la tubercolosi che gli rendeva la vita sofferta era intrepido in guerra. Dedito allo stato in modo assoluto e dotato di altissimo senso del dovere, era amato dalle truppe e dal popolo, a cui si presentava semplice e umile condividendo con le truppe le tende, i pagliericci e il rancio, e con la gente le semplici feste. Per il bene dello stato sacrificò soprattutto gli amori e la salute, portando avanti con l’aiuto del cardinale rosso il progetto del padre di costruire una grande Francia.

La relazione con le donne

Con le donne non ebbe gran successo: del resto non le amò molto, si dice che avesse tendenze omosessuali e di fatto ebbe più legami con uomini che con donne, anche se sempre in modo distaccato e forse platonico. Si dice che a una festa una ragazza gli offri il bel decollète e che il re, inorridito, si fece schermo col ventaglio; in un’altra occasione un amico si offrì per indurre una dama ad essergli amante, ma lui rispose di non poter assolutamente accettare tali provocazioni. Fu sposato a quattordici anni con la spagnola Anna d’Asburgo, ma non l’amo mai, anche se ebbe con lei due figli: Luigi XIV re di Francia e Filippo d’Angiò, nato nel 1640. La regina abortì sicuramente 2 volte, ma si narra di ben quattro aborti.
Luigi era un uomo solo: anche quando cercava la compagnia femminile era noioso, non sapeva corteggiare le donne e per quanto fosse anche affascinante, col pizzetto e il viso severo e allungato dalla malattia, le annoiava con i suoi lunghi racconti di caccia. La storia più intensa l’ebbe con una bellissima ragazza, Luise de la Favette, che amò dal 1635 al 1637. Era una ragazza saggia e introversa che corrispose il re con un amore mistico, tanto che si fece monaca rinunciando a lui. Questo in parte fu un bene, perché cercava d’influenzare il re sotto la direzione della moglie Anna contro il cardinale.

Luigi XIII ritratto di Champagne

I legami con gli uomini

Ben più che le donne amò gli uomini, tra cui ricordiamo il falconiere quarantenne che ebbe su di lui, ventenne, grande influenza, tanto da mantenere la carica di ministro del regno fino a che durò la loro storia. Amò anche il Duca di Saint Simon, padre del celebre memorialista, e in fine all’età di quarant’anni visse una storia al rovescio di quella c’ebbe in gioventù amando Henrì Coeffier de Ruzè, figlio del capitano d’Effiat, che diverrà il celeberrimo marchese di Cinq Mars.
La storia con quest’ultimo amante fu la più tormentata: Luigi s’ innamorò di questo diciannovenne quanto le belle cortigiane che se lo disputavano. Il bel giovane, così diverso dal re in quanto più raffinato, colto, bello ed estroverso, non si risparmiava: il giorno lo trascorreva col re e la notte con le belle dame. Ma il marchese era anche ambizioso, e Richelieu, sempre attento agli interessi di stato, ebbe gioco facile a incastrarlo. Il re fu costretto a farlo giustiziare dopo un complotto organizzato durante una campagna di guerra contro la Spagna, nei pressi di Perpignan.

Il regno dei romanzi di Dumas

Il periodo in cui visse Luigi XIII è quello dei celebri romanzi di Dumas, che si ispira alla realtà nel raccontare gli intrighi di corte tra principi, re e moschettieri. Il romanzo più famoso infatti si incentra sull’amore realmente esistito tra la moglie del re, Anna, e il Duca di Buckingham. Il bel Duca, pavido ma passionale, fece carte farse per stare vicino alla bellissima amata creando conflitti tra Inghilterra e Francia - come l’attacco alla Rochelle - per aver modo di incontrarla.

Il re "Giusto"

In ogni caso, Luigi governò saggiamente. Era scrupoloso e ogni giorno lavorava con concentrazione sulle carte che gli passava il cardinale, annotando i punti critici e prendendo tutte le decisioni, ma ascoltando soprattutto i consigli di Richelieu di cui riconosceva la superiore intelligenza, ed ebbe umilmente la determinazione e la capacità di servirsene in modo opportuno senza farsi distrarre dagli intrighi di corte. In un biglietto al cardinale rivelò il loro rapporto di rispetto e amicizia, dichiarando diseguire i suoi consigli come un devoto allievo : ” vi amerò fino all’ultimo sospiro della mia vita”.

Luigi XIII con il figlio, il futuro Luigi XIV, e la moglie Anna d'Austria. In secondo piano sono visibili il cardinale Richelieu e la duchessa di Chevreuse


Luigi non mancava di acume politico, e fu un giornalista ante litteram: infatti scrisse per anni come redattore anonimo nel primo giornale europeo, fondato nel 1631 da Theophraste Renaudot: la “Gazette”. Scrisse acute analisi disponendo di fonti ben certe e svelando alcuni aneddoti. Gli scritti erano ricopiatidal suo segretario perché non si scoprisse la provenienza.
Aveva doti manuali che esercitava in un’infinità di modi, dalla cucina alla falegnameria, ma soprattutto nell’arte della falconeria in cui era maestro insuperabile, riuscendo ad addestrare perfino le aquile.
Rappresentò ottimamente il suo paese essendo estremamente sensibile, riservato e devoto nel compiere il suo dovere, nonostante gli intrighi, la malattia contro cui combattè stoicamente e le disavventure amorose. Si meritò appieno l’appellativo di “Giusto” perché nelle sue decisioni prevaleva sempre il buon senso: nonostante la sua devozione religiosa non revocò mai, come gli si suggeriva, l’editto di Nantes, salvaguardando l’unione del Paese. Il suo rapporto con l’aristocrazia fu sempre brusco, mentre amava il popolo e ne era ricambiato.

Morì a quarantadue anni nel Maggio del 1643.